martedì 24 gennaio 2017

David Arkenstone (Chicago, 1º luglio 1952)

Amante della musica sin dall'età di dieci anni, quando si è trasferito in California da Chicago, Arkenstone ha immerso se stesso in tutti i generi di musica e ha suonato tastiera e chitarra in numerose band dalla sua gioventù. È stato quando ha scoperto il regime lussureggiante e l'approccio esotico di Kitaro che Arkenstone si è avventurato nella musica new age. La crescente sinergia tra informatica e strumenti musicali ha anche ispirato lui e la maggior parte delle sue opere, create in parte o interamente sul suo Macintosh con sintetizzatori e chitarre. Questa miscela di texture elettroacustica si trova  sull'album "Book of Days" del 1998 e in opere di altri che parteciparono al suo progetto Troika.

Arkenstone ritrona alla sua musica a metà del 2000 con "Caravan of Light" seguito da "Frontier" nell'anno successivo. Nel 2002 riceve due Grammy nomination e ottiene diversi Billboard New Age Smash Hits. Il suo sound prosegue con le versioni di "Sketches From An American Journey" nel giugno 2002 e "Atlantis" nel settembre 2004. La sua musica è indubbiamente di ispirazione new age, e prevalentemente strumentale, contenendo talvolta vocalizzi o pochi accenni vocali. Molti dei suoi CD includono mappe e storie di ispirazione fantasy. Egli stesso cita la world music, la new age, la musica classica europea ed il rock and roll come alcune tra le sue maggiori influenze.



Citizen of Time 1990 (Narada)
In the Wake of the Wind 1991 (Narada)
The Spirit of Olympia (con Kostia) 1992 (Narada)
Another Star in the Sky 1994 (Narada)
Quest of the Dream Warrior 1995 (Narada)


Convergence (con David Lanz) 1996 (Narada)
Spirit Wind 1997 (Windham Hill)
Enchantment: A Magical Christmas 1997 (Narada)
The Celtic Book of Days 1998 (Windham Hill)
Citizen of the World 1999 (Windham Hill)
Caravan of Light 2000 (Narada)
Frontier 2001 (Paras Recording)




Spirit of Tibet: A Musical Odyssey 2002 (Green Hill Productions)
Sketches from an American Journey 2002 (Paras Recording)
Aah Nee Mah The Grand Circle 2002 (Paras Group International)
Spirit of Ireland 2003 (Green Hill Productions)
Christmas Pan Pipes 2003 (Green Hill Productions)
Oddysea... A Musical Voyage 2003 (Neo Pacifica Recording)
Spirit of the Rain Forest 2003 (Green Hill Productions)
African Skies (con Diane Arkenstone) 2003 (Neo Pacifica Recordings)[1]
Christmas Spirit 2003 (Village Square Music)


Caribbean Dreams 2004 (Village Square)
Atlantis: A Symphonic Journey 2004 (Narada Records)
Celtic Sanctuary (con Kathleen Fisher) 2006 (Green Hill Productions)
Myths & Legends 2006 (Gemini Sun Record)
Celtic Romance (con Kathleen Fisher) 2007 (Green Hill Productions)
Echoes of Light and Shadow 2008 (Gemini Sun Records)
Be Thou My Vision: Celtic Hymns (con Kathleen Fisher) 2008 (Green Hill Production)
Christmas Lounge 2008 (Green Hill Productions)
Chillout Lounge 2009 (Green Hill Productions)
Caribbean Nights 2009 (Green Hill Productions)
Celtic Chillout 2010 (Green Hill)
The Magic Light of the Colorado Plateau 2010 (Oakenshield Recordings)


Bielorussia: Janka Kupala

Janka Kupala (7 luglio 1882 – Mosca, 28 giugno 1942) è lo pseudonimo di Ivan Daminikavič Lucėvič, poeta e scrittore bielorusso.
Kupala viene unanimemente considerato uno dei più grandi scrittori bielorussi del ventesimo secolo.
È considerato un nazionalista bielorusso che cercò di recuperare e promuovere la lingua bielorussa, difendendola dalla forte influenza della lingua russa. Compose la maggior parte delle sue opere tra il 1913 ed il 1922. Fuggito alle purghe che colpirono il mondo letterario e intellettuale bielorusso alla fine degli anni Trenta, cadde giù da un palazzo nel centro di Mosca nel 1942. Ancora oggi non è chiaro se si suicidò o fu ucciso dall'NKVD.

LA QUERCIA

Dispiegando i rami
In una sorda pianura,
Cresce sola
In un campo lontano.
Come uno zar sul trono,
Non si occupa di niente,
Se la tempesta infuria
O se il turbine gira.
Nello stesso luogo
Trascorre il giorno e la notte;
Conosce molte favole,
Sente molte canzoni.
La pioggia ha lavato le radici;
In esse le cavità sono come una casa…
Sta e sonnecchia –
Minacciosa, rugiadosa.

1911

***

VIENI…

Vieni da me in primavera,
Vieni in forma di fiore,
Fiorisci nella bellezza con me,
Risveglia il pensiero…
Vieni da me in estate,
Vieni in forma di spiga,
Come una canzone d’agosto
Addolcisci il pensiero…
Vieni da me in inverno,
Vieni in forma di sole,
Con un’antica canzone dorata
Risveglia il pensiero…
Vieni da me in autunno,
Vieni in forma di stella,
Verso un mondo lontano col fruscio dei pini
Conduci il pensiero…
Vieni anche sulla tomba,
Vieni in forma di fiore,
Con la mano bianca un alto acero
Pianta dolcemente…
Vieni…

1911

lunedì 23 gennaio 2017

L'attimo fuggente

Inauguro questa nuova rubrica con il film che ha ispirato i Poetineranti.
Quando ci siamo formati abbiamo preso come motto la famosa frase del protagonista John Keating:

"Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione.
Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore,
sono queste le cose che ci tengono in vita."

In questa rubrica quindicinale vedrò di trattare quei film che si sono ispirati alle arti in genere, calcolando che la stessa cinematografia è considerata arte, la settima arte.
Dove possibile condividerò i film completi, altrimenti ci accontenteremo di spezzoni o trailers.

1969 Herbie Hancock - Fat Albert Rotunda


1)  ‘Wiggle waggle’ inizia con una tiratina indiana per trasformarsi subito in un bel R&B trascinante e carico. Tamla Motown stuff, you know; Sam& Dave, Otis etc.
2)  ‘Fat Mama’ resta in territorio, con richiami alla musica di Eumir Deodato ed al beat imperante all’epoca.
3)  ‘Tell me a bedtime story’ invece ti porta a bordo di un tappeto magico, mood sognante e rilassato; con flicorno e fiati in sordina. Un sottofondo di alta classe.
4)  ‘Oh, Oh: here he comes’ è la dimostrazione di come il piano Fender potesse essere l’elemento caratterizzante di quel periodo, da Herbie a Stevie Wonder lo strumento è il cardine ritmico e timbrico per un pezzo che anche su un solo accordo risulta comunque vario e stimolante.
5)  ‘Jessica’ è una song meravigliosa, qui resa in acustico (è presente anche nel capolavoro VSOP, d’you remember?). Di assoluto riguardo e qualità. Gemma di alta levatura tra la musica… ‘popolare’ che invece infarcisce il disco.
6)  ‘Fat Albert Rotunda’ ti ri-precipita nel R&B intelligente e ti mette voglia di ballare di nuovo. I soli si susseguono su una base ‘vamp’ scarna ma aggessiva, con arrangiamento di fiati precisi e taglienti 
7)  ‘Lil’ brother’ è il finale ‘funky statement’, con un occhio a George Benson, uno a Quincy Jones ed… un altro alla pista da ballo (tre occhi?)


Herbie Hancock — piano, electric piano
Joe Henderson — tenor sax, alto flute
Joe Farrell - tenor sax (uncredited in original LP release)
Garnett Brown — trombone
Johnny Coles — trumpet, flugelhorn
Joe Newman - trumpet (uncredited in original LP release)
Buster Williams — electric & acoustic bass
Albert "Tootie" Heath, Bernard Purdie — drums (Purdie was uncredited in original LP release)
Eric Gale - guitar (uncredited in original LP release)

Carlo Maria Cipolla - Le leggi fondamentali della stupidità umana

di Luigi Malavasi

Se tutte le specie devono sopportare continuamente avversità e patimenti, gli esseri umani «hanno il privilegio di doversi sobbarcare un peso aggiuntivo, una dose extra di tribolazioni quotidiane, causate da un gruppo di persone che appartengono allo stesso genere umano». Questo gruppo è quello formato dalle persone stupide.
Così scrive Carlo Cipolla nell'introduzione al suo saggio sulla stupidità umana. Si tratta di un volumetto esilarante, scritto originariamente in lingua inglese nel 1976 e, successivamente, per via del suo incredibile e imprevisto successo, pubblicato in italiano per i tipi de Il Mulino. 
Per Cipolla – illustre studioso dell'età moderna e dell'economia preindustriale scomparso nel 2000 all'età di 78 anni – la stupidità ha le sue leggi fondamentali. La prima, da cui è necessario partire, asserisce che «sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione». Capita spesso, infatti, di giudicare intelligente una persona che poi si rivela, di colpo, essenzialmente stupida; così come a tutti accade di dover fare i conti, inaspettatamente, con persone stupide che sembrano cadute dal cielo al solo scopo di arrecare danni. Ne consegue che, pur nell'impossibilità di indicare valori numerici precisi, in ogni gruppo di persone esiste una quota costante di persone stupide, matematicamente esprimibile con il simbolo σ (sigma).