venerdì 22 maggio 2015

Pierre Jules Théophile Gautier (Tarbes 1811 – Neuilly 1872) di Roberto Roganti

di Roberto Roganti

da wikipedia:
Pierre Jules Théophile Gautier è stato uno scrittore, poeta, giornalista e critico letterario francese.
La sua vita si sviluppa per quasi tutto il XIX secolo, un periodo politico e sociale molto tumultuoso in Francia che diede come frutto molti capolavori e molta creatività artistica.
Fu un ardente difensore del Romanticismo, anche se il suo lavoro è di difficile classificazione e rimane un punto di riferimento per molti movimenti letterari successivi come il Parnassianesimo, il Simbolismo, il Decadentismo e il Modernismo. Fu stimato tantissimo da scrittori i più diversi quali Charles Baudelaire, i fratelli Edmond e Jules de Goncourt, e Oscar Wilde.



da Sapere.it
Amico di Gérard de Nerval che lo presentò a Hugo, aderì al movimento romantico, divenendone un accanito sostenitore. Nel luglio 1830 pubblicò la prima raccolta, Poésies, seguita nel 1832 da una seconda raccolta, Albertus ou l'âme et le péché (Albertus, o l'anima e il peccato). Non tardò tuttavia a prendere le distanze dalla poesia come sfogo immediato dell'animo e dagli eccessi romantici. Nel 1835 pubblicò un romanzo, Mademoiselle de Maupin, accompagnato da un'ampia prefazione in cui formula la sua teoria dell'arte per l'arte. L'artista deve rifiutare nettamente qualunque forma di impegno politico; l'arte è estranea non solo alle preoccupazioni di utilità e di "consumo", ma anche alle responsabilità morali. L'arte è un atto gratuito e irresponsabile, che mira esclusivamente alla bellezza. Il romanzo, irriverente e audace, introduce una singolare figura femminile, modello estetico fantastico, dal carattere androgino e ambiguo.
L'amore per la forma perfetta, il culto per il verso cesellato, impeccabile, si esprimono pienamente nelle opere poetiche della maturità, La comédie de la mort (La commedia della morte, 1838-40), España (1843) e soprattutto Émaux et camées (Smalti e cammei, 1852, ultima edizione 1872), il suo capolavoro, continuamente rifinito, che dà prova della sua abilità tecnica finalizzata alla conquista di una forma impassibile, scolpita e distaccata. Sono poesie lucenti come gioielli, abbaglianti, ma di una luce volutamente fredda, glaciale, in cui raggiunge il vertice, che è anche il limite della sua arte. Nata come superamento del soggettivismo romantico, protesa verso la conquista di una forma plastica e obiettiva, la sua poesia diventa presto il modello della scuola parnassiana.

La sua opera in prosa offre un'immagine più variegata. Si ricordano i racconti fantastici: La cafetière (La caffettiera, 1831); La morte amoureuse (La morta innamorata, 1836); Arria Marcella (1852); Spirite (1866), forse il più riuscito. Si ritrovano alcuni temi e situazioni presenti nei racconti di Hoffmann, ma trattati con una levità e un'ironia lontanissime dalle angosciose allucinazioni dell'autore tedesco. Il tema romantico del sogno come punto di contatto con una realtà altra, fuori dallo spazio e dal tempo, si intreccia con uno dei temi più insistenti della sua opera, l'amore per una donna morta prematuramente, chiaramente connesso con l'identificazione della bellezza con un ideale femminile irraggiungibile. Nel 1863 pubblicò il romanzo Le capitaine Fracasse (Capitan Fracassa), racconto delle avventure di una compagnia di comici, parodia romantica del Roman comique di Scarron, che gli diede grande fama.

da Fuori di pensiero:
Poeta inclassificabile, anche per le strambe lettere francesi in cui le originalità sono all'ordine del giorno, si pone a cavallo fra romanticismo e decadentismo, segnando ufficialmente la fine delle utopie romantiche e l'inizio delle angosce decadenti, quelle che poi porteranno alla fondazione della lirica moderna con Baudelaire e Rimbaud. Ossessionato da morte, sesso, l'inesorabile trascorrere del
tempo e dal dubbio feroce che Dio abbia preso definitivamente le distanze dall'uomo per abbandonarlo nelle risacche del peccato (quindi della morte eterna/non resurrezione fra i giusti), il nostro ha scritto indimenticabili pagine in cui lo stile cesellato fino alle leziosità racchiude liriche che deflagrano in un angoscia della fine (collettiva e individuale) che non trova alcuna risposta nella fede, risposta inevasa che dunque torna come eterna domanda, a macerare la vita, a renderla illusoria, a trasformare ogni gioia in un presentimento della morte che inesorabilmente avanza, ingoiando tutto. Gautier ha avuto la sfortuna di essere stato antologizzato e manualizzato (diciamo così) con parecchie reticenze e fraintendimenti, in quanto viene citato per lo più come maestro di Wilde e Baudelaire, avendo scritto una serie di articoli estetici in cui il culto per il lusso, l'ostentazione dell'inutile, la poesia come attività elitaria da contrapporre alla massificazione della prosa la fanno da padrone, e che ritroveremo portate a loro pieno compimento nei due diligenti discepoli. In realtà Gautier rimane unico per come riesce a fondere lo stile iperbolico e demonico di Shelley e Byron, il neoclassicismo di Pope, la poesia moraleggiante e nostalgica di Lamartine in un unicum che già odora di modernità nei temi, nonostante formalmente sia nel pieno della tradizione neo-classicista francese: e con questo intento che lo presento, per creare un'archeologia del verso che estragga dalle macerie del tempo ciò che è vitale, ciò che ancora può scuoterci e dilaniarci. Le seguenti poesie sono estratte dalla raccolta "Espana", raccolta poetica che ha come centro la terra iberica intesa come non luogo dello spirito, in cui la ferocia, l'amore, il sesso, la morte e l'ascesi formano quell'inferno mobile che noi chiamiamo vita. Ma lasciamo parlare l'autore: 

Passando vicino a un cimitero 

Cos'è la tomba? - il guardaroba dove l'anima 
uscendo dal teatro, recitata la parte, 
smette i panni di bimbo di uomo o di ragazza- 
come una maschera che renda l'abito a nolo. 

A Madrid 

Nell'ambrato boudoir di una giovane marchesa 
grande di Spagna, bella, di una grazia squisita: 
in mezzo al tavolo, dei fiori, 
una scultura di legno dipinto 
sposava profumi e colori, e fresca di sangue 
ghignava: una testa mozzata su un vassoio. 
La fronte umida ancora per gli estremi sudori, 
l'occhio vitreo bianco dei lumi pallidi 
che guizzavano quando si estingue la lampada dell'anima: 
terrifico capolavoro firmato Montanes di Siviglia, 
così vero, lavorato così fino 
che un carnefice non avrebbe trovato da ridire. 

La marchesa diceva: " guardate che artista! 
Quale scultore ha mai fatto un Giovanni Battista 
e reso i colpi di damaschina sul collo 
come il mio Sivigliano, questo Michelangelo spagnolo? 
Come sono imitate queste vene squarciate 
ancora imperlate di gocce di sangue grumoso! 
e come senti in bocca il grido estremo 
sgorgato sotto il ferro da questa gola prosciugata!" 
E parlandomi con la sua voce dolce e chiara 
carezzava col pollice l'atroce scultura, 
amorosa, ridendo di un riso affascinante, 
l'occhio umido e acceso come per un amante. 

Il pino delle lande 

Non vedi, in giro per le lande deserte 
- un Sahara francese, un polverio di sabbia 
tra l'erba secca e l'acqua marcia delle pozze- 
altro che il pino piegato sul fianco: 

per rubargli il suo pianto resinoso 
l'uomo, l'avaro boia della terra, 
che vive a spese dei suoi assassinati, 
nel tronco dolorante apre un solco. 

Senza sangue il suo sangue che sgocciola, 
il pino versa i balsami e le linfe 
e sta ritto sul bordo della strada, 
come un fante ferito che vuole morire in piedi. 

è come il poeta nei deserti del mondo. 
Senza ferite cova il suo tesoro: 
bisogna che abbia in cuore uno squarcio profondo 
per sgorgare i suoi versi, divino pianto d'oro. 

spero di avervi interessato. a presto