domenica 19 luglio 2015

Angelo Fortunato Formiggini (1878 - 1938) di Roberto Roganti

di Roberto Roganti

Beh, mi è sembrato giusto in questo periodo di ferie, ricordare personaggi della mia famiglia... noti, tanto per riempire un po' le pagine di questo sito. Adesso tocca ad un editore, quell' Angelo Fortunato (direi non tanto) Formiggini che si suicidò per sberleffare Mussolini. Il suo gesto però non fu inutile, fu talmente importante che fu affossato per non creare problemi in un momento difficile di politica antirazzista.







da F.Gollini e A.Roganti - Teatro minore modenese, 1969

Nato a Modena nel 1878 e laureato in « Lettere e filosofia » si
rivela, fino dai primi anni giovanili, spirito arguto e profondo, animatore e partecipe di ogni attività culturale a fianco dei migliori scrittori e pubblicisti del suo tempo. Sui suoi inizi dalla Strenna del Marchese Colombi, giornale « Caleidoscopico, cinematografico, croni-storico » fondato il 2441893 da Alfredo Testoni (Tisento) e da Aldo Maglietta (Pilatus) abbiamo che: " il 4 marzo 1900 la commissione per concorso di monologhi, emette il suo verdetto. Pilatus recita i quattro monologhi prescelti nel teatrino del For Ever e il pubblico referendum dichiara premiato « Un pipèin a veglióun » di Formaggino da Modena. Formaggino però non può assistere alla manifestazione perché monta di guardia alle carceri di S. Eufemia ". Collabora per lungo tempo al Duca Borso, il massimo dei giornali umoristici dell'epoca. È sempre fra i primi nelle dispute letterario-politico-umanistiche. Scrive notevolissime poesie in dialetto, molte delle quali pubblicate, oltre che nei giornali dell'epoca, nell'Antologia dei Poeti Modenesi di Alfredo Nota.


Di Lui, come editore, si ricorda « L'Italia che scrive », « La Secchia », la « Biblioteca di Filosofia e Pedagogia », i « Classici del Ridere », « Parole in Libertà », testamento di alto valore civile e morale, e « La Ficozza filosofica del Fascismo » scritta in chiave satirica. Le sue opere vengono stampate in Modena presso la Tipografia Ferraguti, ora diretta dai Longagnani.
L'opera, dichiarata di dominio pubblico per ragioni di utilità generale, è « La Ficozza del Fascismo ». In quelle 380 pagine il Formiggini, con stile ed ingegno, intesse la più sconcertante accusa contro la dittatura fascista. Corre l'anno 1923 e quasi dopo vent'anni di fatica editoriale cessa di essere « disinvolto » per diventare « uno scocciatore ». Il Formiggini, scritto il volume alPinsaouta di tutti, lo distribuisce sul territorio nazionale il 31 ottobre 1923. Le copie spedite ai giornali fascisti contengono già una « bozza » di critica, un atto di sfida quanto mai temeraria. Nel libro l'autore narra i particolari della violenza subita dalla sua Casa Editrice.
Prendere per il naso il Ministro della Pubblica Istruzione e filosofo Gentile, e il Duce, ha il sapore della congiura. Il Formiggini lo sa bene. Abbiamo la convinzione di credere che anche il suo suicidio debba avere il preciso significato di « spregio » verso la dittatura, pugnalata prima con l'ingegno e umiliata poi privandola della vittima. Sfuggire alla vendetta può essere interpretato un atto di vigliaccheria, accettarla un atto di pentimento.
Meglio quindi la morte: sublime rinuncia.

Angelo Fortunato Formiggini diventa un simbolo di rivolta contro il crescente fanatismo politico-ideologico.
Le truppe alleate avanzano lentissimamente verso il Nord mentre la guerra partigiana sugli Appennini ed altrove prepara loro il cammino.
Napoli viene liberata il 1° ottobre 1943; Roma il 4 giugno 1944; Firenze il 4 agosto. Infine cade la Linea Gotica nella prima meta del 1945. I partigiani che operano a Modena e provincia decidono di liberare la città: occorre stringere i denti. Nella notte del 21 aprile i partigiani occupano le carceri di S. Eufemia e alle 6 del mattino del 22 sfidano l'incognita dei movimenti tedeschi ed occupano di sorpresa la Questura, la Prefettura, il Municipio, mentre i partigiani delle Aziende Elettriche evitano la distruzione degli impianti affrontando coraggiosamente un attacco tedesco. Poi viene circondata l'Accademia Militare (anche ad opera di Don Grillini e di Umberto Sanguinetti, cugino di Aldo. Umberto ha vissuto per lungo tempo nascosto sul campanile della chiesa di S. Agostino) e la popolazione insorge, dando man forte ai partigiani.
L'ordine di esporre sui tetti delle case delle lenzuola a simbolo di bandiera viene eseguito con unanime rapidità. I modenesi vivono ora col fiato sospeso: un aereo alleato sorvola la città ripetutamente poi si allontana dopo un ampio giro di esplorazione. Così il bombardamento a tappeto viene evitato ed è un giorno memorabile di gioia.
La guerra è finita da pochi mesi. Ha lasciato un segno d'infamia nelle case distrutte, nel pianto dei bambini, nei Lager, nel martirio di tanti valorosi concittadini. Unico simbolo intatto della città è la Ghirlandina. La vita cittadina riprende sotto la illuminata guida del sindaco Alfeo Corassori, il Sindaco della Liberazione, un uomo semplice, esemplarmente onesto.