lunedì 13 luglio 2015

Aldo Sanguinetti (1902 - 1967)

di Roberto Roganti

Ho recuperato questo scritto di mio nonno e del suo amico Franco Gollini nel lontano 1969, un po' in omaggio di entrambi ma anche in omaggio dello zio Aldo, che voglio ricordare con le parole tratte liberamente dal libro.

"Il nostro quaderno di appunti ha voluto essere un omaggio all'opera artistica di Aldo Sanguinetti senza nulla togliere alla bravura di altri valenti interpreti che hanno onorato e che onorano il Teatro Minore della Città di Modena.
È stata una conversazione di Teatro senza voler essere un « saggio storico ». La storia del Teatro Minore attende ancora il proprio autore.
Abbiamo cercato di raccogliere notizie e date per trasmetterle a quanti credono nella validità della tradizione teatrale modenese.
Il motivo principale che ci ha spinti a questo era sentimentale: questi ricordi ci hanno dato l'ultima occasione di una presenza, ed Aldo, per l'intera durata della ricerca, è stato con noi."
Gli autori Franco Gollini e Antonio Roganti

... Un autentico modenese. Basterebbe questa frase per sintetizzare la sua vita. Nasce a Modena il 5 marzo 1902 dal rag. Carlo e da Edvige Paltrinieri fu Giuseppe detto « Fifòla ». Il padre ha negozi di stoffe ma, ben presto,, è costretto a ritirarsi a seguito di una delle tante crisi economiche ricorrenti nei difficili anni dieci. La madre, che ha perduto il primogenito Guido, riversa sul secondo nato, Aldo, tutto l'affetto; poi il 25 aprile del 1911, quando le nasce il terzo figlio Gino, convince il marito ebreo a battezzare entrambi i figlioli. Aldo Sanguinetti riceve il battesimo a 14 anni.
Modena ha ben poco da offrire e la fanciullezza di Aldo è avara di sogni. Frequenta la scuola professionale con profitto, ma nel 1922, alla morte del padre (48 anni), è costretto ad interrompere gli studi per mantenere la famigliola. Sente la responsabilità del suo nuovo stato e con volontà caparbia, in mesi di esercizio, diventa uno dei più veloci e richiesti dattilografi di Modena L'avv. Chiossi lo assume come impiegato di concetto presso lo Studio Legale e fra i due sorge una rispettosa amicizia. Trasmette, in poco tempo, la tecnica dell'uso della macchina da scrivere al fratello Gino, che si impiega presso il notaio Paltrinieri e successivamente alla Breda di Genova ed infine a Napoli presso gli Ascarelli. Il Sanguinerà non vuole rassegnarsi ad una esistenza fatta di piccole cose. Vuole partecipare, rendersi utile alla comunità. Promette a se stesso che non abbandonerà mai Modena. È una promessa strana e, al tempo stesso, una dichiarazione d'amore. La frettolosa lettura di alcuni copioni teatrali gli dischiude la mente verso nuovi orizzonti. Sono i copioni che il Teatro del « Paradisino » intende mettere in scena. E un giorno si presenta a Don Balugani che dirige il Teatrino e bisbiglia, senza nascondere un certo disagio: « Mi faccia recitare ». Don Balugani lo accontenta, poi lo incoraggia apertamente. È un periodo felice che lo vede impegnato in recite di beneficenza. Recitano soltanto gli uomini, come aveva lasciato scritto in testamento il fondatore Mons. Della Valle. E così Aldo sostiene una parte nella commedia « Cattivo compagno », che termina con la frase: « Disgraziato, rivolgetevi a Dio. Egli non abbandona giammai! ».
Approfitta di ogni occasione per imparare e recita prestando molta attenzione ai compagni che gli sono, per anzianità, maestri, E trae profitto dallo studio diligente delle capacità proprie ed altrui. Il teatrino gli si è fatto un po' stretto di spalle. ...

... Uno dei primi lanci, forse il più memorabile per la mole di lavoro sostenuto, è quello del 10 giugno 1923 al Teatro Eden di Bastiglia. Aggregatosi alla compagnia « Tarlochineide », del comicissimo caratteristico Tarlòc noto a Modena per la sua incontenibile verve spiritosissima, prepara un programma impegnativo. Nella locandina che riproduciamo lo vediamo sostenere nella stessa sera ben tre ruoli. Uno nel bozzetto drammatico « Un dramma sulle Alpi », un altro nel monologo « Al cuntadèin arfàt » e infine nel personaggio di Silvio nella farsa « La not d'invéren ». Recita con lui, sotto lo pseudonimo di Luciana Alberti, la bellissima Anna Fontana una profuga veneta riparata a Modena, dopo l'invasione austriaca, nella prima guerra mondiale. La Fontana fa i primi passi artistici nelle nostre filodrammatiche e forma, verso gli anni trenta, compagnia propria di giro riscuotendo lusinghieri successi in tutta Italia. Gli anziani appassionati di teatro ricorderanno certamente l'attrice per la sua avvenenza e per le sue doti artistiche.
Intanto, accanto alle preoccupazioni familiari, altre ne sorgono. Poi l'amore, e Sanguinetti lo accetta come una benedizione. Fisicamente sa di non assomigliare a Rodolfo Valentino. Le caricature degli amici esagerano scherzosamente il profilo del naso e le linee marcate del suo volto. ...

... A dispetto delle condizioni economiche ancora precarie e della giovane età, si sposa. Ha poco più di ventiquattro anni, ma l'amore è grande e non tollera l'attesa. La fretta tradisce la sua sete d'affetto e la raggiunta maturità. Ha nella signora Medarda una donna da amare per tutta la vita ed è felice. Trovare una moglie con tutti gli attribuiti di bellezza, bontà, dedizione e comprensione resta, forse, il capolavoro più vero di Aldo Sanguinetti. Ne parla con ammirazione, con gelosia e gli occhi luccicano di gioia.
È padre e si sente papà, fratello, zio, parente, amico. La figlia Carla gli assomiglia anche nel carattere. In queste esplosioni d'entusiasmo, si nascondono la carica umana del suo animo romantico e la forza compressa della sete di vivere. ...

... Ora il « Paradisino » diventa un ambiente piccolo per la statura di un attore pronto ad affrontare una vera recitazione.
Aldo Sanguinetti aderisce alla Compagnia Filodrammatica « Duilio Sinigaglia », fondata per onorare la memoria di Sinigaglia ucciso in una sera del 1921. La Filodrammatica è diretta da Gino Moscardini. Il Sanguinetti, che si sente antifascista, fatica un po' ad ambientarsi, ma alla fine deve arrendersi e sopporta con pazienza i discorsi politici, per aver poi la possibilità di recitare. ...

... Il fatto più significativo è un altro: il lavoro d'obbligo, un atto drammatico a carattere patriottico di Davis Bonfatti presente alla recita. Infatti il regime, sempre pronto a trarre profitto in senso politico, mal sopporta gli autori non di razza ariana e, a scanso d'equivoci, impone il lavoro d'obbligo.
Le Filodrammatiche si contendono il Sanguinetti, che finisce per accontentare un po' tutti. Recita per tutto il 1937 con la Compagnia « Avia Pervia » e le opere sono: « Pensaci, Giacomino » di Luigi Pirandello (novità assoluta per Modena - Opera scelta ed imposta da Sanguinetti), « Pchèe véce » di Giulio Svetoni, « Luce che torna » di Riccardo Melani, « Il piacere dell'onestà » di Luigi Pirandello (secondo lavoro scelto da Sanguinetti), « Il passerotto » di Sabatino Lopez. (La cronaca d'oro registra: Modena 19 febbraio 1937 — L'Avia Pervia ci rimette un assegno bancario di L. 120, netto ricavo della recita, tenuta all'Accademia Militare, per commemorazione di Virginia Reiter, da devolversi a favore dell'Asilo Nido perchè venga intestato un letto alla memoria della compianta ed illustre attrice). « Il cappellano delle fiamme nere » di Carlo Trabucco, ecc... ...

... Lo Studio legale degli avv.ti Chiossi e Rovere, ove lavora, è per Sanguinetti una palestra di cultura e d'educazione civica. La reciproca stima, che lega gli avvocati con l'impiegato, matura in Aldo una coscienza sensibile ai problemi sociali e politici. Intanto il fascismo estende la propria egemonia in tutti i settori della vita cittadina. Le riforme, concesse con tono paternalistico, hanno lo scopo di consolidare un potere che non gode la simpatia di tutti i modenesi. Sono all'ordine del giorno gli attentati alla libertà, del cittadino e i più deboli prendono la tessera del fascio per non avere noie, mentre molti altri si pavoneggiano indossando divise infiocchettate di lustrini e gradi.
Il Sanguinetti apprende, con sgomento, la notizia del varo della legge italiana anti-semita del 1938. Come se non bastassero le preoccupazioni della vita, che erano già tante, ecco sorgere all'orizzonte lo spauracchio della persecuzione. Battezzato o no, è pur sempre di stirpe ebraica. Il 29 novembre un uomo si getta dalla Ghirlandina sotto lo sguardo di Sanguinetti che accorre: è l'editore Angelo Fortunato Formiggini, un ebreo anti-fascista, un nome da scolpire nella memoria. È un gesto di protesta sublime.
Fortunatamente la legge a Modena, in un primo tempo, viene quasi ignorata, tanto che nella vicina Nonantola sorge Villa Emma, un Centro di raccolta per ebrei profughi dall'Europa Centrale, descritta poi in un volumetto per opera della bravissima Sig.na Iiva Vaccari. ...

... Lo Studio legale degli avv.ti Chiossi e Rovere, ove lavora, è per Sanguinetti una palestra di cultura e d'educazione civica. La reciproca stima, che lega gli avvocati con l'impiegato, matura in Aldo una coscienza sensibile ai problemi sociali e politici. Intanto il fascismo estende la propria egemonia in tutti i settori della vita cittadina. Le riforme, concesse con tono paternalistico, hanno lo scopo di consolidare un potere che non gode la simpatia di tutti i modenesi. Sono all'ordine del giorno gli attentati alla libertà, del cittadino e i più deboli prendono la tessera del fascio per non avere noie, mentre molti altri si pavoneggiano indossando divise infiocchettate di lustrini e gradi.
Il Sanguinetti apprende, con sgomento, la notizia del varo della legge italiana anti-semita del 1938. Come se non bastassero le preoccupazioni della vita, che erano già tante, ecco sorgere all'orizzonte lo spauracchio della persecuzione. Battezzato o no, è pur sempre di stirpe ebraica. Il 29 novembre un uomo si getta dalla Ghirlandina sotto lo sguardo di Sanguinetti che accorre: è l'editore Angelo Fortunato Formiggini, un ebreo anti-fascista, un nome da scolpire nella memoria. È un gesto di protesta sublime.
Fortunatamente la legge a Modena, in un primo tempo, viene quasi ignorata, tanto che nella vicina Nonantola sorge Villa Emma, un Centro di raccolta per ebrei profughi dall'Europa Centrale, descritta poi in un volumetto per opera della bravissima Sig.na Iiva Vaccari. ...

... Aldo Sanguinetti riprende a recitare per i reduci e per i feriti che rientrano dal fronte. La Filodrammatica, diretta da James Della Valle (anche perché Sanguinetti non può sventolare in qua e in là il proprio cognome) si chiama « XXVI SETTEMBRE ».
Il repertorio è ricco di nuove commedie. Sanguinetti si fa veramente in quattro: allaccia una corrispondenza epistolare con Umberto Morucchio, Edoardo De Filippo, Alfredo Pitteri, Flaminio Modena, Umberto Palmerini. Ha un programma morale da rispettare: i feriti che tornano non hanno colpa e occorre divertirli, tirarli su di morale perché pare essere la guerra alle ultime battute, almeno così spera. La commedia brillante « L'indimenticabile agosto del 1925 » è di Umberto Morucchio e il Sangui-netti gli scrive per ottenere il permesso di rappresentarla, ma l'autore confessa che l'opera può essere richiesta all'attore Gilberto Govi, un gigante del teatro genovese che la recita in esclusiva. Infatti il Morucchio lavora per Govi e questi, che sta riscuotendo un successo nazionale, concede il permesso con tanto di lettera calorosa ed augurale. La Filodrammatica debutta il 20 dicembre del 1941 ed Aldo Sanguinetti interpreta la parte di Felice Tavazza. E non è tutto: la caccia alla novità continua.
È la volta di una commedia di Edoardo De Filippo « Non ti pago »: appena rappresentata dall'autore in assoluta per l'Italia. Una primizia che fa gola, e Sanguinetti non resiste alla tentazione e scrive a De Filippo. La risposta dell'I 1-1-1942 concede il nulla-osta dell'autore e dà il via ad una commovente gara che lo vede nelle vesti di attore, di regista, di animatore infaticabile. Il Teatro dell'Ospedale Militare Territoriale di S. Paolo, lo ospita nel pomeriggio dell'8 febbraio 1942. Così, dinanzi ai soldati convalescenti, avviene il debutto a Modena di questa divertente commedia del grande Eduardo. ...

... Il 25 luglio 1943, con l'apparente caduta del Fascismo, gli italiani hanno la sensazione di essere usciti dalla dittatura. L'armistizio dell'otto settembre, dopo una fugace euforia, li richiama alla dura realtà. I carri armati nazisti si allineano sotto i portici di Piazza Grande e presidiano le vie di accesso all'Accademia Militare: è l'invasione tedesca. È anche il momento storico in cui la Resistenza nasce e si sviluppa in forma organizzata. Fra i tanti patrioti modenesi del momento citiamo il cav. Erminio Porta che non si piega al volere dei nazisti e che per il suo atteggiamento e per alcuni suoi articoli comparsi sulla « Gazzetta di Modena » di cui è direttore, viene minacciato e poi incarcerato. Deferito poi al Tribunale Speciale per attività giornalistica antifascista riesce ad espatriare in Svizzera. Nel 1944 ritornato clandestinamente in Italia collabora col C.L.N. e viene condannato, in contumacia, a 30 anni di reclusione dal Tribunale di Bologna.
Il 3 settembre gli Alleati sbarcano in Calabria, l'il a Salerno. A Modena esplode la persecuzione contro gli ebrei. I primi centri della Resistenza modenese, funzionari pubblici, sacerdoti e, si può dire, tutta la cittadinanza, collaborano e si adoperano per nascondere, munire di passaporti falsi e porre in salvo i cittadini di razza ebraica. Si distinguono in quest'opera benemerita, Arturo Anderlini, Don Arrigo Beccari, Don Ennio Tardini, Umberto Garagnani, il dott. Giuseppe Moreali, Alvaro Fornieri, Don Ivo Silingardi, Odardo Focherini.
Grazie a loro è possibile mettere in salvo i rifugiati a Villa Emma di Nonantola e mantenere un contatto clandestino con le forze partigiane.
Quelli su menzionati sono fra i tanti, idealisti ed altruisti che hanno rischiato tutto e sono giunti sino al sacrificio supremo per tener fede alla loro dignità di uomini liberi...

... Aldo Sanguinetti deve abbandonare la città: lo hanno schedato come sorvegliato e si rifugia presso una famiglia di contadini nelle vicinanze di Magreta. A Baggiovara abita Antonio Roganti, l'amico d'infanzia ed i due si ritrovano, fraternizzano e trascorrono ore ed ore a conversare su argomenti di comune interesse. Entrambi amano il teatro e la buona lettura, coltivano il ricordo di una Modena che va scomparendo. ...
... La vita privata ha momenti di gioia. Sanguinetti non dimentica l'eredità morale della Resistenza e ritiene sia giunto il momento in cui occorre dare un proprio ed originale contributo ai partiti impegnati alla ricostruzione civile della società italiana e aderisce al Partito Socialista, che pare riflettere le più urgenti aspettative nel campo delle rivendicazioni sociali. Collabora con articoli e conferenze al risveglio della classe operaia, abituata da un ventennio di dittatura a non considerarsi più parte attiva della società.
Un altro fatto nuovo viene a sorprendere la sua attesa: l'entrata all'Azienda Municipalizzata, non come attore ma in qualità di impiegato. È festa grande in famiglia, anche se al Sanguinetti dispiace molto abbandonare lo Studio Chiossi. All'A.M.C.M. cozza contro il muro della burocrazia e contro le gerarchie a piramide e il suo spirito dinamico e anticonformista ne soffre. ...

... La « Gazzetta dell'Emilia » invita il Sanguinetti a registrare sul disco di Natale la poesia « Modna tee bela » del bravo poeta Colombini e il disco riporta la sua voce piena di calore e di sentimento geminiano nel mondo dove gli emigrati modenesi hanno la sensazione di ritrovarsi un attimo in piazza Grande col naso rivolto al cielo per ammirare la bella Ghirlandina.
E gli anni volano e la stanchezza incomincia a fiaccare l'uomo che resiste in un atto di generosissima volontà. Il patriarca Sanguinetti sente prossima la fine e il suo sguardo si perde ormai ad evocare il ricordo di anni spenti, di clamori assopiti, di appalusi sempre più flebili. Ma non si concede soste e va un po' ovunque e il teatro gli rida per altri pochi anni il senso della vita, la bellezza degli applausi, la magia del contatto con il prossimo. ...

... Parla di testamento morale e dice: « Ho dato la mia vita al teatro. Vorrei che altri continuassero la mia strada ». Sanguinetti raduna la Compagnia in uno scantinato di via Tomaso da Modena: « Gol!ini ed io abbiamo finito di tradurre in vernacolo la commedia « La MELINTESA ». Ebbene noi la rappresenteremo ». La prova dura da mesi e gli attori sono pronti. Un contrattempo blocca l'iniziativa: Sanguinetti si ammala ed è costretto al letto. Ogni sera, ogni attimo di tempo libero lo trascorriamo al suo capezzale, trattenendo a stento la commozione quando dice: « Bisognerebbe scrivere la storia del teatro dialettale modenese ». E parla di un concorso vinto a Ferrara, delle sue lusinghiere affermazioni personali, dei diplomi con medaglia, delle recensioni dei giornali, di un film. ...

... In data 9 aprile 1967 Aldo scrive al chiarissimo e carissimo Prof. Morucchio: « Non può immaginare il piacere che mi ha fatto il ricevere la Sua tanto cortese lettera dell'I andato. Dai cinque marzo sono stato collocato a riposo avendo raggiunto il 65° anno di età, ma ero e sono a casa già da alcuni mesi per malattia. Tanto più gradito, dicevo, in quanto risale al ricordo niente meno di 28 anni fa!
Ora vivo tra letto, poltrona e... ricordi.
Mi ero ripromesso una fitta attività filodrammatica, soprattutto fuori Provincia e la stesura di un libro con la storia di tutte le Filodrammatiche modenesi dal 1875 ad oggi, esistendo la precedente storia. Ciò con l'aiuto di un carissimo amico — Franco Gollini — che spero di poterLe presentare alla prossima occasione. L'ho attratto al teatro io; ha già scritto qualche cosa che mi pare ben riuscita.
« Quando bella ci sorrideva la vita »: sono stato rinchiodato al letto! Considerata l'età non più giovanile, non mi resta che sperare nella Divina Provvidenza. Dopo tanti anni di conoscenza epistolare e spirituale, sarei ben lieto di finalmente stringerLe la mano.
Venga da me quando vuole e voglia Iddio concedermi di ricambiarLe la visita a Milano. Con tutta la mia rinnovata stima, La ringrazio... Suo Aldo Sanguinetti ».
Ama ripetere i nomi dei suoi grandi amici: Eduardo De Filippo, Gilberto Govi, Umberto Morucchio, Nino Besozzi. ...

... Avverte prossima la fine e sa che la Compagnia « Ghirlandina » non può più essere tale: non c'è la sua forza, il suo spirito, il suo carattere e la sua immensa passione. La « Ghirlandala » si spegne lentamente con lui. Riceve la visita dell'avv. Chiossi, senza contare l'assidua presenza del dott. Mario Roganti, figlio di Antonio, che lo ha in cura. Lo lega al medico una fraterna amicizia e un film: « La Casa degli Usher » di E.A. Poe - Produzione Roganti-Giacomazzi, interpretato da Sanguinetti, Tavoni, Brusoni, Cuoghi e Righi. ...

... Ci piace ascoltare Sanguinetti e non abbandoniamo il suo capezzale. Lui lo apprezza e dice: « Per voi la mia casa è aperta di giorno e di notte ». Ora ci parla dei burattini: « È sempre stata la mia passione più grande. Ho fatto il burattinaio e pochi lo sanno. L'amico Roganti conosce il celebre Giordano Ferrari di Parma. Pensa, nel suo strabiliante museo dei burattini, trovano posto centinaia di marionette di tutti i continenti e burattini, compresi alcuni usati dai vecchi Preti. Mi sono ripromesso di andare a fare visita al museo privato per chiedere a Giordano Ferrari il permesso di consultare gli innumerevoli copioni per cercarvi qualche trama o qualche idea ispiratrice ». Apprendiamo che Sanguinetti è stato amico dr Alfredo Gualdi, scultore e pittore; di Pietro Pagliani, il magico illustratore di Modena del passato, con i suoi magnifici acquerelli; di Pierino Leonardi, celebre burattinaio ora a Milano; di Giovanni Cavicchioli, autore fra l'altro dei libro « Sandrone e la sua famiglia », « Le nozze di Figaro », « Bambino senza madre », giornalista, scrittore di versi, di teatro, racconti, saggi, critiche d'arte e di musica; di Leo Masinelli uno dei migliori pittori di Modena, ora a Venezia; di Tino Pelloni pittore di fama, partecipante alle maggiori manifestazioni artistiche fra le quali due Biennali di Venezia e tutte le quadriennali di Roma; di Guido Cavani, scrittore di poesie e di romanzi di rinomanza nazionali quali: « Zebio Cotal », « Il Fiume », « Lumi di Sera », « Fatica d'esistere », « Nei ritorni ame stesso ». Ma molti altri nomi ci sfuggono. Ora parla di nuovo di teatro: « Dovreste prendere contatto con lo scrittore commediografo Luigi Mussini. Lui potrebbe aiutarvi a mettere a punto la storia del teatro dialettale. Se non sbaglio nel 1952 pubblicò un articolo interessante sul palcoscenico minore. Un altro attore che non può essere dimenticato è Romeo Baldini, l'ultima figura tipica dei decani filodrammatici e con lui ricordiamo i Bentivoglio, Vivi, Montagnani, Pedrazzi, lo stesso Mussini, Artioli, Borin, Clara Tondelli, Wanda Guicciardi, Rubboli, Nino Bartoli, Tosi, Pincelli, Renzo Setti, Cambi Pierina e tanti altri. Appassionati competenti di teatro sono l'avvocato Orlandini, per tanti anni presidente dei G.A.D. modenesi ed il dott. Cortellini critico teatrale valente ».
Sanguinetti è una miniera di notizie e quando parla di teatro dimentica perfino la cena e il trascorrere del tempo. Estrae dalla tasca un santino: « Lo conoscete? È San Genesio, protettore degli artisti di Teatro ».
Poi la sera successiva ci narra la storia dei burattini e ci parla di Giulio Preti che modificò e plasmò, secondo gli schemi attuali, la maschera di Sandrone. Sanguinetti si entusiasma ed esclama: « Se il diavolo non ci mette le corna, il mio tempo di pensionato lo dedico interamente a nuove recite e a nuove commedie »!
Ma il diavolo è cattivo, perfido, irrevocabile, alleato della malattia. Il dolore non riesce a mettere il bavaglio a Sanguinetti che, tra una smorfia ed un sorriso, riesce ancora a parlare di teatro, a bisbigliare a denti stretti: « Leggiamo insieme la « Medsèina d'onna ragaza amaléda » del grande Paolo Ferrari », oppure: « Vi leggo « Dò dida », un atto unico assai bello in vernacolo scritto da mio padre ».
Ma a tratti la sua voce s'interrompe. Così lo ricordiamo.
Il giornalista Mario Morselli scrive su « Il Tempo » di Roma' « D'altra parte era il pubblico che gli decretava i trionfi a dimostrargli ammirazione ed affetto, tanto che al termine di una recita faticosa, usciva al proscenio con slancio pronto a rispondere alle chiamate del pubblico che era il suo grande alleato nell'opera svolta per la ripresa degli spettacoli filodrammatici. Sanguinetti, comunque, non era un filodrammatico; era un attore autentico da grandi compagnie, che amava crescere i giovani alla sua attività, animare ed incoraggiare chi avesse sentito veramente qualcosa di superiore per questo teatro ».
Ed è tutto vero! ...

... E su questa unica, se pur valorosa compagine, che si regge oggi il Teatro dialettale. I dirigenti ed i componenti tutti animati da una vero amore per l'arte hanno portato sulle scene numerosissime commedie. Fra le tante citiamo « E gl'idée d'Pirocia » « La banda d'Peloni », « Abbasso la F.LF.A. », « Al dièvel e l'aqua santa », « A spos mé nòna », « Sèi e péver », « Don Buntè » tutte di Pitteri; « A ghé sèimper un sèlvagèint » di Celati, « Al delét ed Camilèin » di Babini, ecc.
Tutte queste commedie vennero tradotte ed adattate da Grosoli, Brusoni e Sereni.
Le rappresentazioni, come avviene per le compagnie dei filodrammatici, hanno una grande platea disseminata nell'ambito della provincia e dei paesi viciniori; e la Funtanèina si è portata e si porta nei Circoli, negli Ospizi, nelle Parrocchie, nei Teatri curando con animo nobile e dando la precedenza alle recite a scopo benefico.
Nel 1967 alla scomparsa di Aldo Sanguinetti per aderire a a un suo desiderio, presi contatti con i familiari e con componenti della Ghiriandina, vengono assorbiti alcuni fra i migliori elementi. Ora la Compagnia ha trovato un valido appoggio nell'apporto morale e nell'ospitalità della benemerita Società del Sandrone. ...