lunedì 28 marzo 2016

Giuseppe Abbati Marescotti (1834 - 1891) di Roberto Roganti

Nato a Modena il 27 marzo 1834 dal conte Paolo e dalla contessa Luigia Ferrari Moreni, conseguì la laurea in giurisprudenza nel 1855. Sposatosi, due anni dopo, con Emilia Bertolucci, perdette nel 1858 la madre e l'anno susseguente la moglie, nonché, poco appresso, i due figli Maria e Luigi da lei avuti. Guardia Nobile d'Onore presso la corte di Francesco V, ultimo duca di Modena, seguì le sorti del proprio sovrano allorché questi abbandonò i suoi stati. Rientrato in patria dopo lo scioglimento della Brigata Estense, visse vita ritirata e, mortogli il padre, ne fece le veci per i fratelli minori. Buono e mite di carattere, fu amato dai congiunti e da quanti lo conobbero. Morì a Pavullo il 4 novembre del 1891.

E' noto non solo per essere stato un felice ingegno, ma anche per essersi dilettato - come dice il Cavazzuti (in 'Poesia dialettale modenese', Modena, Ferraguti, 1910; a pag. 41) - 'di un curioso genere di sonetti, che furon chiamati bilingui, perché composti di versi dialettali alternati con versi italiani; innovazione forse suggerita dal fatto che tra' modenesi è comune abitudine di frammischiare, parlando familiarmente, frasi e costrutti dell'uno e dell'altro linguaggio'. A tale riguardo anzi il Cavazzuti aggiunge che 'il segreto dell'arte dell'Abbati sta nel sostituire l'espressione grossolana dialettale alla letteraria, generando un rude contrasto, talvolta comicissimo, tra la solennità del verso italiano e la volgarità del verso modenese', concludendo con l'acutissimo avvertimento di fare attenzione, perché 'nessun intento di satira né di parodìa è nel poeta', ma semplicemente una comicità tutta 'formale', che non intacca mai la persona o il fatto.