lunedì 16 maggio 2016

Primo Michele Levi (Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987)


Nasce il 31 luglio 1919 a Torino, da Cesare Levi e Ester Luzzati; di discendenza ebraica, ha una sorella, Anna Maria, amatissima.
Nel 1934 si iscrive al Ginnasio Liceo D'Azeglio di Torino, celebre perché vi insegnavano illustri docenti, oppositori del fascismo, quali Norberto Bobbio, Umberto Cosmo e altri.
Dopo gli studi liceali si iscrive, nel 1937, alla Facoltà di Scienze dell'Università di Torino.
Nel 1938 il governo fascista emana le leggi razziali, Levi poté laurearsi, nel 1941, in chimica, perché tali leggi consentivano, a chi avesse già intrapreso gli studi, di concluderli. 
Per motivi di lavoro si trasferisce, nel 1942, a Milano, lì entra nel Partito d'Azione clandestino.

Nel 1943 si unisce ai partigiani, sulle montagne sopra Aosta, ma nel dicembre dello stesso anno viene catturato dalla milizia fascista e, essendosi dichiarato ebreo, internato nel campo di concentramento di Carpi-Fossili; nel 1944 viene deportato ad Auschwitz. Nel campo, grazie ad una elementare conoscenza del tedesco e alla conoscenza della chimica, ottiene un posto presso il laboratorio della Buna, campo vicino ad Auschwitz, dove svolge mansioni meno faticose rispetto agli altri lavoratori e può contrabbandare materiale, in cambio di cibo.  Levi è il pezzo “häftling” 174517.
Quando i tedeschi, temendo l'arrivo dei russi, abbandonano il campo, deportando i prigionieri verso altri lager, Levi, che era ricoverato in infermeria per aver contratto la scarlattina, viene abbandonato, assieme agli altri ammalati, sarà per lui la salvezza.
Il 27 gennaio 1945 l'Armata Rossa  arriva ad  Auschwitz, Primo Levi è fra i sopravvissuti.
Il viaggio di ritorno in Italia sarà lungo e travagliato e durerà cinque mesi.
Nel 1947 pubblica “Se questo è un uomo”; il libro rifiutato dalla Casa Editrice Einaudi, venne pubblicato dall'editore De Silva.
Narra il periodo di prigionia, è la cronaca reale e drammatica dell'anno di sopravvivenza all'interno del lager. È dovere dei sopravvissuti raccontare e diffondere le loro storie, testimoniare è dolorosamente necessario, affinché si conosca l'orrore, così da non ripeterlo.
Il successo di pubblico arriva solo nel 1956 e la Einaudi comincia a pubblicare tutti i suoi libri.
Nel 1963 pubblica “La tregua”, libro che gli valse il Premio Campiello.
Il libro racconta il ritorno dal campo di prigionia attraverso le regioni della Mitteleuropa e descrive il cambiamento che i superstiti hanno subito dopo la liberazione. I sopravvissuti, ritrovate le forze, sono tornati alle loro case, ma continuano ad essere tormentati da quei terribili ricordi.  Il ritorno è dunque un travaglio interiore, un lento riappropriarsi della vita e  della dignità calpestata.
Nel 1978 pubblica “La chiave a stella” e vince il Premio Strega.
Nel 1982 “Se non ora, quando?” e vince il Premio Viareggio e Campiello.
Nel 1986 pubblica “I sommersi e i salvati”, scritti sempre derivati dalla sua esperienza dei campi di concentramento.
Pubblicò anche libri di poesia e lavorò come traduttore.
Venne trovato morto, ai piedi della scala della sua casa, l'11 aprile 1987.
Dirà di lui Claudio Toscani “L''ultimo appello di Primo Levi non dice non dimenticatemi, bensì non dimenticate”
  
Fonti
www.italialibri.net/autori/levip.html


Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri 
nelle vostre tiepide case, 
voi che trovate tornando a sera 
il cibo caldo e visi amici.

Considerate se questo è un uomo 
che lavora nel fango 
che non conosce pace 
che lotta per mezzo pane 
che muore per un sì o per un no. 
Considerate se questa è una donna, 
senza capelli e senza nome 
senza più forza di ricordare 
vuoti gli occhi e freddo il grembo 
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato: 
vi comando queste parole. 
Scolpitele nel vostro cuore 
stando in casa andando per via, 
coricandovi alzandovi; 
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa, 
la malattia vi impedisca, 
i vostri nati torcano il viso da voi.