lunedì 18 luglio 2016

Ada Negri (Lodi, 3 febbraio 1870 – Milano, 11 gennaio 1945)


Ada Negri nasce il 3 febbraio 1870 da Giuseppe, vetturino e Vittoria Cornalba, tessitrice.
Orfana del padre, Ada trascorre l'infanzia con la nonna, portinaia, e, anche dopo la sua morte, rimane nella portineria del palazzo della Famiglia Cingia-Barni.
Grazie ai sacrifici della madre, che aveva trovato lavoro in fabbrica, riesce ad ottenere il diploma magistrale e, nel 1888, una cattedra alla scuola elementare di Motta Visconti in provincia di Pavia.
Nel 1892 pubblica “Fatalità”, raccolta di versi di immediato e inarrestabile successo; le liriche furono immediatamente tradotte in francese e tedesco. Si tratta di poesie che parlano della condizione operaia e denunciano lo squilibrio sociale fra proletariato e borghesia. Per decreto ministeriale, grazie al successo ottenuto, viene nominata docente all'Istituto Superiore di Milano, e lì si trasferisce con la madre.
Con le sue poesie di denuncia, animate dal desiderio di redenzione degli umili, si conquista la fama di poetessa del “quarto stato”; ha contatti anche con esponenti del socialismo, Filippo Turati,  Anna Kuliscioff e Benito Mussolini.
Ma già in “Tempeste”, seconda silloge poetica pubblicata nel 1895, la tematica sociale  diventa secondaria, a favore di memorie, affetti e passioni d'amore. Il romanzo autobiografico “Stella mattutina”, del 1921, rievoca il mondo visto attraverso la portineria. Il libro, elogiato da Benito Mussolini sul Popolo d'Italia nel luglio dello stesso anno,  riscuote un grande successo di pubblico.
Ada sposa, nel 1896, dopo un brevissimo fidanzamento, l'industriale Federico Garlanda, ha una figlia, Bianca, la seconda figlia muore dopo un mese dalla nascita. Il matrimonio non è felice e finisce nel 1913, con la separazione e il trasferimento di Ada in Svizzera, per stare vicino alla figlia, iscritta in un collegio dal padre. 
Rientrata in Italia allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Ada presta opera di assistenza ai feriti di guerra.
Da queste dolorose vicende personali  scaturisce una nuova forma poetica, che risente della poesia di Giovanni Pascoli e Gabriele D'Annunzio, l'amore diventa il tema dominante delle liriche e dei racconti.  Abbandonati definitivamente i motivi civili, Ada scrive “Dal Profondo” (1910), Esilio (1914) ,“Le solitarie” (1917), prima raccolta di prose, quattordici racconti in cui delinea “umili scorci di vite femminili”, “Il libro di Mara “(1919) in cui  racconta una sua tormentata vicenda d'amore, i “Canti dell'isola” (1924), che evidenziano una forte influenza di D'Annunzio e dell'estetismo, “Le strade” (1926) e “Sorelle” (1929).
Riprende, nel frattempo (1926), la collaborazione con periodici, quali il Secolo e il Corriere della sera,  questa attività, oltre a consentirle una vita agiata, la introduce di fatto nel gruppo degli intellettuali che appoggiano il regime.
Nel 1931 aderisce al fascismo e riceve in Campidoglio, alla presenza di Vittorio Emanuele III ed Elena del Montenegro, il Premio Mussolini. Sono gli anni dei viaggi e delle esperienze sentimentali.
Rientrata poi in Italia, definitivamente, Ada decide di condurre una esistenza solitaria, dedicata alla scrittura, avvicinandosi a temi religiosi e intimistici, scrive in questi anni “Vespertina”( 1931), “ Il dono” (1936), “Di giorno in giorno” (1932), ”Erba sul sagrato” (1939), “Fons amoris” (1939-1943).
Unica donna, viene designata, nel 1940, membro dell'Accademia d'Italia; le sue opere erano gradite al regime sia per i temi sia per i toni. 
Gli anni della guerra sono anni di dolore e di solitudine, la sua casa viene bombardata, deve lasciarla e trasferirsi.
Muore l'11 gennaio 1945, assistita dalla figlia.


Contadina

Bestia opulenta e morbida, che ridi
a me col riso de' bei denti bianchi,
tu somigli alla terra; ed i tuoi fianchi
dan figli come il solco dà la spica.

L'anima tua non t'è fatta nemica,
perchè d'averla tu non sai, nè pensi.
Hanno il tuo sguardo gli orizzonti immensi.
Le zolle han la tua forza e il tuo turgore.

Sia che falci, a meriggio, i prati in fiore,
o ammucchi, a vespro, in auree biche il fieno,
o all'ignudo poppante offra il tuo seno,
o spannocchi sull'aja o lavi al fonte,

ombra non v'ha che turbi la tua fronte,
femmina che bevesti alle sorgenti
di giovinezza, e ridi co' bei denti
di lupatta, e per tutti i sensi godi

cantando sulla terra che dissodi.


Il silenzio

Tu che sussulti a un batter d'ali, ed hai
il nodo del silenzio sulle labbra
color di cenere!...
Perchè taci, e tremando te ne stai
rinchiusa in una torre di tristezza?...
E pure sei così giovine ancora,
così soave è ancor la tua bellezza!...

Non so il tuo male.—Tu mi sembri oppressa
da un cilicio nascosto, che flagelli
la carne fragile,
perdutamente al suo poter sommessa;
e un'ebbrezza indicibile ti è data
forse dal tuo soffrir senza parola,
se al lamento la bocca è sigillata;

se le mani s'aggrappan con terrore
a un mobile, ad un muro, a un davanzale,
per trattenerti
di scagliare il tuo corpo e il tuo dolore
dalla finestra!...—Ma perchè patire
senza rivolta?... Io non lo so, il tuo male;
ma t'insegnerei, forse, a non morire.—

Senti come garriscono le rondini
bianche e nere, nell'ora del tramonto.
Pel ciel s'inseguono
stridendo, in cerchi rapidi e giocondi.
Non hai pensato mai che forse un giorno
fosti la rondin che a Novembre fugge
verso il sole, e nel Marzo fa ritorno?...

Non ti senti quelle ali dentro il cuore
batter, folli d'azzurro?... non lo senti
che tu sei libera
come la rondinella del Signore,
e che sol per gioirne Iddio ti diede
l'anima tua piena di raggi, ardente
di sogni, aperta ad ogni pura fede?...

Vuoi ch'io ti regga al volo?... Oh, non tremare
forte così.—Non ti dirò più nulla.—
Lagrime e lagrime
io verserò su te senza parlare:
su te, che in una torre di tristezza
ti chiudi, e in fondo l'ami, il tuo martirio,
e vi sfiorisci con la tua bellezza.


Sola

Langue d'autunno il solitario vespero
De l'âtre nebbie fra i cinerei veli;
Scendon l'ombre a le verdi solitudini
Giù dai lividi cieli.

Cadon le foglie, volteggiando aeree
Da la fredda portate ala del vento,
Quai morti sogni. Erra per l'aure un brivido
Come di bacio spento.

Sui capelli di lei, ravvolti e morbidi,
Muta agonizza l'ultima vïola.
Ella guarda laggiù, fra i nudi platani,
Ritta, scultoria—sola.

Ella guarda laggiù. Pensa a le nivee
Placide culle ove, chinato il biondo
Capo sui lini, i sorridenti pargoli
Dormon sonno profondo:

Veglian le madri—e a la commossa tenebra,
Come voci di ciel blande, serene,
Sciolgono, i sonni a raddolcir degli angeli,
Le lunghe cantilene.

Ne la queta foresta, entro il pacifico
Nido, l'augel s'appressa a la compagna,
E s'addorme così... nè spira un alito
Per la brulla campagna:

Solo a le basse, immensurate nebbie
Rabbrividendo il vizzo ultimo fiore,
Sovra l'erbe, in un bacio, il roseo calice
Piega—e quel bacio è amore.

O dolcezze!... Ella sogna. Assorta in candidi
Pensier, presso gentil cuna modesta,
D'una lampa al chiaror, curva su l'agile
Ago la bella testa;

E mentr'ei tenta con le forti braccia
Cinger le caste flessuose forme,
A lui susurra con carezza timida:
Silenzio!... Il bimbo dorme.

Vane grida del cor, parvenze splendide,
Di sorrisi e d'amor larve gioconde,
V'estinguete laggiù fra i nudi platani
E le brume profonde!...

Foglia al ramo caduta, occulta lacrima,
L'ultima speme dal suo cor s'invola;
O nidi, o fiori, o baci, o culle nivee,
Vi celate.—Ella è sola.

Cala d'autunno il nebuloso vespero,
Col lontano de i corvi acre lamento,
Sovra gli aridi boschi e a lei ne l'anima,
Inesorato e lento;

.... Cala.—Superba come greca statua,
Al plumbeo cielo ella solleva i rai....
Scote la brezza di novembre un brivido
Che le susurra: Mai!


Bibliografia

wikipedia
www.linkiesta.it/it/blog
www.letteraturalfemminile.it.AdaNegri
www.viadellebelledonne.it
Presidenza del Consiglio dei Ministri Dip. Per le Pari Opportunità
Italiane Vol. I Roma, 2004 Istit. Poligrafico Zecca dello Stato
www.treccani.it/enciclopedia/ada_negri
http://www.poesiedautore.it/ada-negri