giovedì 7 luglio 2016

Cesare Lenzi (Renazzo 28/01/1874 - Cento 10-09-1932)


Cesare Lenzi detto Al Mistar Lenz, nasce  a Renazzo (Fe) il 28-01-1874 in una modesta famiglia di artigiani, mostra fin dalla scuola elementare una vivace intelligenza e pertanto viene iscritto alla scuola Superiore, a Cento. Continua gli studi alla scuola Normale di Urbino e si diploma maestro. Alla cultura scolastica aggiunge l'interesse per le lingue e la passione per il teatro. Frequenta le compagnie teatrali e diventa amico di Ermete Zacconi.
Rifiuta la proposta di diventare precettore dei figli dell'attore e accetta l'incarico di maestro a Renazzo.
Particolarmente portato per la satira e la critica, compone zirudelle, poesie, epigrammi e madrigali su ogni avvenimento del paese, dall'antiestetico restauro di una casa, alla posa di una lapide “storta” sulla facciata della chiesa. La sua composizione più famosa è “La mort dal caplan”. In occasione del carnevale di Corporeno del 1928 compone zirudelle  sulle varie età della vita, divenute presto molto note.
In bottega o all'osteria, su un pezzo di carta bianca o gialla, improvvisa le sue poesie, destinate poi a fare il giro del paese e dei dintorni. 
Viene chiamato in occasioni di feste, matrimoni e cerimonie a recitare i suoi scritti.  
Partecipa  alla guerra del 1915-1918 nel 27^ Fanteria, ma trascorre la maggior parte del tempo a Ferrara,  invitato dagli ufficiali, che ne apprezzano le doti di cultura e di spirito. 
A guerra conclusa, quando Renazzo discute e litiga per un monumento ai caduti scrive “...monumento è il sangue sparso sul Podgora, il Grappa, il Carso...” Dovendo, poi, scegliere la frase per il Monumento ai caduti suggerisce: “Gloria ai nostri valorosi caduti per la grandezza dell'Italia”.
Scrive in italiano e in dialetto renazzese .  
Nel 1921 compone “Un poemetto”, in terzine, in cui racconta che Dante e Virgilio, venuti in visita a Renazzo,  saliti sulla torre più alta del paese, descrivono le località e le città dei dintorni, con le loro caratteristiche e peculiarità; a loro il poeta si presenta così 
“ I' mi son un  che non mi so tacere.
Il buono, il bello, il giusto, il vero appoggio
e dico ad alta voce il mio parere”  
Si firma Cesare Lenzi, Marchese di Roccabrina.
Ama la compagnia, le bevute all'osteria del paese o al Caffè Italia di Cento, gli piace spendere e spesso lo stipendio viene impegnato prima della riscossione. Raccontava mio padre che il Maestro era antifascista e a riprova, ricordava il seguente episodio: una notte, al ritorno da Cento,  venne aggredito a bastonate, all'aggressore che diceva “Mo an n'è minga lù”  il Maestro Lenzi  replicò “Ench se an n'è brisa lù, té pecia pur”
Non prende moglie, forse per una delusione d'amore, ma si innamora tante volte di fanciulle, di una maestra, anche di una suora.
Negli ultimi anni di vita la passione per il vino prende il sopravvento, comincia a trascurarsi, appare strano e disordinato, non si esaurisce invece il suo spirito, la sua ironia, il suo senso critico.
Si ammala e muore all'Ospedale di Cento il 10-09-1932 all'età di 58 anni.
Dei suoi scritti rimangono una parte delle sue poesie e zirudelle, “Un poemetto”, la “Bataglia di scukmaj” e un opuscolo intitolato “La grande ora”, prendendo a prestito un verso di Carducci, pubblicato a scopo benefico nel 1909, in occasione del terremoto di Calabria.

Le Zirudelle dal Mistar Lenz sono state pubblicate a cura della Cassa di Risparmio di Cento, grazie alla Sig.ra Renata Giberti e al Dott. Corrado Pivetti. La stampa è stata curata dalla Tipografia A. Baraldi di Cento nel 1974, prima edizione e nel 1982, seconda edizione.
Da tale pubblicazione sono state desunte notizie, zirudelle e fotografia del Maestro Lenzi.


PER UN MONUMENTO
(Parlano i morti)

O Rnazis a si poc furb
s'a vli turuv tent dasturb
pr'inalzer un monument
cal taca a essr un bel turment
-e pazinzia po' s'al gnis!-
Breva zent par fer dal fiss!

Nù aven fata tuta la guera
par salver la nostra tera
e la pell aven zughè
con 'na gran semplizité...
Figurev s'aven in ment
bronz e merum e ziment!

Monument lè 'l bon pinsir
par chi secol c'à da gnir...
Monumento è il sangue sparso
sul Podgora il Grappa e il Carso...
Monumento è la preghiera
che diranno i bimbi a sera,

quando intorno al focolare
sentiran di  noi parlare
e ameranno la virtù
par cl'esempi c'ag den nù.
E al magnific monument
l'è un inutil smasdament

par mustreruv generus
-a sré mej c'ag dissi un bus-
Trascurate l'EROISMO
fè 'na statua a l'EGOISMO
con in man un contagozz
c'al sa sforza a impir un pozz

vero emblema -una carezza-
della vostra splendidezza
e po' sota in lètar grandi
“BELLA ITALIA AI TUOI COMANDI”.
Pur c'an s'trata ad spendar trop
se 'l cor nostar l'è un po' zop

an cred gnench d'esser cativ
trascurand al mort pr'al viv,,,
e sl'av per 'na purcaria
chiudi un occhio e così sia.


Al Barbazagn

I ciapèn un limalot
ad qui c'agh ved sol alla not
e i'al'vlivan fer passer
par 'na cosa di pulèr (1)

E difatti a la bassora
quella povera signora
con la dolce sua vocina
invitava la bambina:

Vieni a prendere un coscetto
di quel nostro buon galletto.

Si! Gallet un'azident
a'n'ag derag minga a ment

An s'è mai vist un quel cumpagn:
metr'arost un barbazagn …!

(1) “per un galletto”


Canto di ...vino

Prima ad rompar i scuduz
av salut imbariaguz!
Av salut in num d'Noè
che dla bala al fo un un gran re,
un umazz con 'na gran zucca
ch'al ciappì la prima ciucca,
av salut in num dla vida
cl'è la cosa più gradida
dai zarvia un po' esalté
ad stè bela sozietè
av salut in num d'Surbera
ch'al procura s'ta gatera
av saluit in num dal Chianti
che ci esalta tutti quanti!


PER LA FACCIATA DELL'ANTICA CHIESA
E TINTEGGIATURA DELLA STESSA

C'sà dirà 'l popol d'Arnazz
d'cal culor da castagnazz?
E … al m'ha dit un c'al s'n'intend
che la lapide la pend...


A CERTI MURATORI

Occ ai spiguel ragazia
che i van su acsì a basta ac sia


PROTESTA

Come fate amici cari
a tgnir lì cal marzumari?
Chì a'n'ag vol di bon da mill
basta solo un bon badill
e po' zò par la sculina
tico e dai la zirudlina.