lunedì 25 luglio 2016

Fawziyya Abu Khalid (Riyadh, Saudi Arabia, 1955)




Nasce nel 1955  a Riad, da una famiglia tradizionale di beduini, ha undici fratelli. Sin dalla prima adolescenza scrive poesie e le pubblica su giornali e riviste.  Ha la possibilità di studiare e si laurea in sociologia all'Università Americana di Beirut, in Libano, poi consegue una seconda laurea presso la King Saud University di Riad. 
Insegna sociologia dal 1985 al 1996  alla King Saud University,  università dalla quale viene espulsa per essersi scoperta il capo e per aver letto le sue poesie in pubblico. Per le stesse ragioni viene attaccata anche in altri paesi,  i suoi libri sono vietati in Arabia Saudita e molto criticati in Libano.

Perfeziona, successivamente, gli studi di sociologia negli Stati Uniti e assume un incarico didattico all'Università di Manchester.
La sua prima raccolta di poesie è intitolata Sino a quanto ti violenteranno la prima notte di nozze? (1973) 
La sua poesia segue la poetica di Nazik al-Mala'ika (1922-2007), prima poetessa irachena a sfidare e superare i limiti imposti dalla tradizione e a introdurre il verso libero in poesia.
I temi delle opere  di Fawziyya sono la guerra, le inquietudini esistenziali, l'amore, il deserto, le oasi, ma anche la ribellione contro i costumi tradizionali e i canoni imposti, di stile e di contenuto; sue muse ispiratrici i poeti “banditi” dell'Arabia preislamica.   Per tutte queste ragioni è stata sottoposta a censura da parte del movimento wahhabita, movimento di riforma religiosa ultraconservatore, dominante nella penisola arabica. Nonostante tutto Fawziyya Abu Khalid ha continuato a pubblicare, al primo libro hanno fatto seguito Lettere segrete sulla storia araba Silenzio (1985), Mirage acqua (1995) e  molti saggi di sociologia; Fawziyya continua a battersi per i diritti delle donne arabe alla istruzione e al voto, perché tutte siano libere  dalla oppressione, dal senso di colpa, dalla sottomissione.


Fonti
La biblioteca di Repubblica- Antologia della Poesia Araba  diretta da F.M. Corrao  Volume 17 2004 Gruppo Editoriale L'Espresso
www.libernews.it/fawziyya-abu-khalid.html
www.larecherche.it/testo.asp
wikipedia


Cordone ombelicale 

Mia madre ha tratto dal deserto
una stringa di sabbia
e l'ha annodata all'ombelico.
Non importa quanto lontano io vada:
sono come un secchiello
che tenta invano
di raccogliere la luna
riflessa nello specchio dell'acqua
nella profondità di un pozzo.


A un uomo

Pensai di poter essere cane fedele
un arabo
cavallo brado
precursore di un dio
che non ha il gusto del secco dattero della tribù

Per me stessa
ho stracciato ogni contratto ereditato dal passato
gli alberi del clan ho sradicato
dei poeti banditi la libertà ho abbracciato

Ho scoperto
che la tua spina dorsale
era pilastro di bruma gelata
nello specchio levantino di Narciso:
e tu nient'altro 
che l'araldo di un sultano
un altro ruffiano
che saluta 
i virtuosi frutti
del crescente fertile 


Tatuaggi

Non scrivo con le tue lance tribali
Sono spuntate
Scrivo con le mie unghie
parole senza pareti.
Sorella,
per te ho scritto 
canzoni d'amore
tessendo raggi di sole
alle tue finestre di lattice

Per dirmi che accettare
tradizioni e doveri tribali
è concessione per la sepoltura
in vita.

Il nobile centimetro, o due,
del tatuaggio
sulla pelle tua
inciderà un'infinita notte
nella carne tua.

Mi duole
vedere la tribù indugiare
sulla tua posizione
a scuola, scorretta
diversa
da tua nonna
convinta di essere 
un biglietto della lotteria
vinto a casa.
Una donna
sulla ventina
davanti a una tenda seduta
da abiti e veli celata
che porta il fuso
ma senza filare
per sentirti parlare
di un manto
che gli uomini del clan hanno portato
per te;
per sentirti vantare
del sangue blu
gli eredi
e il taglio della vecchia quercia.
Lo shaykh (1) ha voce
nella tua voce
cancella
Te

Sorella
il mio regno non chiede
doti di mucche o greggi.
Io dalla tribù sono reietta,
tu sei figlia legittima

Io ripudiata
Tu appartieni ai signori delle terre
vergini
Io alle stagioni delle fiamme sanguinanti.
Abbaieranno i cani e suoneranno i tamburi della tribù
smetti d'ascoltare
il gocciolio
del sangue delle donne.

Non vuol dire che non hai ferita
l'essere prigioniera nella tua tenda
non cancella 
il cielo sovrastante.
Puoi attraversare deserti
sul dorso dei cammelli
non impedirà al satellite
di raggiungere la luna.

Sorella
se vuoi ripudiarmi adesso
di' no con le tue unghie
Ho solo provato
a pettinare
il dolore della notte
dai miei capelli senza corona.

(Traduzione F.M.Corrao)