lunedì 22 agosto 2016

Nâzım Hikmet-Ran (Salonicco, 20 novembre 1901 - Mosca, 3 giugno 1963)



Nasce il 20 novembre 1902 a Salonicco (oggi parte della Grecia). Il padre è un funzionario di stato, la madre una pittrice. Studia ad Istanbul e si iscrive all'Accademia della Marina Militare, che deve però abbandonare presto, per motivi di salute. Eredita la passione letteraria dal nonno paterno, scrittore e poeta; a quattordici anni inizia a scrivere poesie ed introduce il verso libero nella lingua poetica turca.

Durante la guerra di indipendenza in Anatolia, si schiera con Kemal Ataturk, ma resta deluso dagli ideali nazionalisti. Si iscrive quindi al partito comunista ed inizia, nel frattempo, ad insegnare; nel 1922 condannato per motivi politici, sceglie l'esilio volontario in Russia, non può certo rimanere in patria, dopo aver denunciato il genocidio degli Armeni negli anni 1915-1922.
In Russia si iscrive all'Università, Facoltà di Sociologia e viene in contatto con i grandi poeti e scrittori del periodo, lì conosce anche il poeta Majakovskij e Lenin.
Si sposa, ma il matrimonio viene annullato, quando, nel 1928, grazie ad una amnistia, può rientrare in Turchia.
L'ostilità del governo turco, nei  suoi confronti, non cessa e infatti, nel 1928, viene arrestato nuovamente, per affissione di manifesti illegali e condannato. In carcere, dal 1928 al 1936,  Nazim scrive cinque raccolte di poesie e quattro poemi.
Nel 1938 viene arrestato di nuovo, con l'accusa di aver incitato, con le sue poesie, la marina turca alla rivolta; i marinai, infatti, leggevano “L'epopea di Sherok Bedrettini”, un poema di Nazim che raccontava di una rivolta di contadini, nel 1500, contro l'impero ottomano. In realtà il governo vuole punire la sua appartenenza al partito comunista e anche la sua attività antinazista e antifranchista. 
Viene condannato a 28 anni di carcere, resta in prigione 14 anni, durante i quali cresce e si consolida la sua fama di poeta.  Durante il periodo di carcerazione viene colpito da infarto. 
Una commissione internazionale di intellettuali ne chiede, nel 1948, la liberazione,  che sarà concessa l'anno dopo. 

Nel frattempo divorzia anche dalla seconda moglie e in seguito si  risposa per la terza volta. Scarcerato nel 1949, è vittima di ben due tentativi di assassinio. A cinquanta anni e con gravi problemi di cuore, viene richiamato per andare a combattere in Corea, fugge in modo avventuroso e viene raccolto, mentre tenta di attraversare il Bosforo su una barchetta, da un mercantile battente bandiera bulgara; si salva e può fare ritorno a Mosca, ma la moglie e figlio non potranno seguirlo. 
Inizia per lui una vita di peregrinazioni attraverso tutta l'Europa, il Sud America e l'Africa, gli viene  negato il visto di ingresso negli Stati Uniti, perché filocomunista.  Nel frattempo la Turchia lo priva della cittadinanza, mentre la Polonia gli conferisce la propria, in virtù di un progenitore polacco. 
Nel 1950 gli viene assegnato il World peace Council, importante premio per la pace. Le sue poesie vengono tradotte in tutto il mondo.
Dopo il divorzio dalla terza moglie, nel 1960 si sposa per la quarta volta.
Muore il 3 giugno 1963, a Mosca, sulla porta di casa, a causa di una crisi cardiaca. 
Nonostante queste vicende cosi tristi, scrive:
“Uno scrittore che non offre speranze non ha il diritto di fare lo scrittore...Ci possono essere ragioni per essere tristi, sconsolati, amareggiati, ma non ce n'è alcuna per essere senza speranza” (In Jail with Nazim Hikmet, 2010).
Ha scritto Poesie d'amore, raccolta poetica che va dal  1933 fino alla sua morte, si tratta della sua opera più famosa, seguono poi    saggi sul fascismo e sul razzismo tedesco, sulla democrazia sovietica e sulla “conga” di Fidel.
Ha scritto opere teatrali (Una casa di morto, Tartufo, La spada di Damocle) e una Autobiografia in versi, pubblicata nel 1962. 
Le sue opere parlano del coraggio e della ferocia, dei fanatismi contrapposti e delle “stranezze” del popolo turco.
Oppositore del regime, cantore dell'amore e dell'impegno civile e politico, mantenne nella vita, nella politica e nella poesia grande coerenza; lui, artista, non volle vivere una vita dissonante dalle sue convinzioni politiche ed etiche, e fece della poesia la guida della sua vita. 
Nel 2002, centenario della nascita del poeta, il governo turco gli ha restituito la cittadinanza, che gli aveva tolto nel 1951.


Il più bello dei mari

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri gironi
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello 
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

Alla vita

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’al di là.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non é uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla é più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

Fonti
La Repubblica di venerdì 12 agosto 2016 “Per capire la Turchia rileggete Hikmet” di Siegmund Ginzberg pg. 35
wikipedia