lunedì 19 settembre 2016

Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014)



Maria Luisa Spaziani nasce a Torino, da una agiata famiglia borghese,  il 7 dicembre 1922. A soli dodici anni  rimane incantata dalla figura di Giovanna d'Arco, e questo interesse sfocerà in una opera letteraria nel 1990.
Si laurea a Torino, alla Facoltà di lingue, con una tesi su M. Proust. È l'inizio di un grande interesse per la Francia e per la letteratura francese. Dal 1953 in poi soggiornerà a Parigi per lunghi periodi.
A soli diciannove anni diventa direttrice della rivista Il Girasole, poi rinominata Il Dado. Alcuni numeri della rivista trattano dell'ermetismo e del simbolismo europeo. Per queste riviste ottiene inediti dai grandi nomi internazionali Penna, Pratolini, Sinisgalli, Virginia Wolf (sarà proprio questa pubblicazione a far conoscere la Wolf in Italia). Sono gli anni della guerra e della censura fascista,  ma nel 1942 gli intellettuali non avevano ancora coscienza del disastro mondiale che avrebbe travolto tutti, un verso di Montale descrive molto bene la situazione:
“Codesto solo noi possiamo dirti, cosa non siamo, cosa non vogliamo”.

Nel 1949 E. Montale tiene una conferenza al Teatro Carignano di Torino e conosce Maria Luisa. Inizia una frequentazione e una grande amicizia, testimoniata da un epistolario e dai tanti incontri; a lei Montale dedica anche poesie, famosa Da un lago svizzero; in questi anni inizia la carriera poetica di Maria Luisa.
Nel 1954 Mondadori pubblica la raccolta di poesie Le acque del sabato, opera prima di Maria Luisa Spaziani. Nel volume sono anticipati tutti i temi della sua poesia: la natura che evoca i sentimenti, l'enigma della memoria, la figura delle madre, il mare e il rapporto con E. Montale; il ruolo della parola e della scrittura, la sola in grado di avvicinare alla verità attraverso la poesia.
Il dissesto economico della famiglia la costringe a cercare un impiego, trova lavoro come insegnante in un collegio di Treviglio, la felice esperienza di questi anni si riflette nell'opera Luna lombarda del 1959, poi confluita nel volume complessivo Utilità della memoria. Da Treviglio spesso raggiunge Milano per incontrarsi con Montale.
Nel 1958 sposa Elémire Zolla, celebre studioso della tradizione mistica ed esoterica, ma il matrimonio non funziona e nel 1960 è già concluso.
Da una successiva relazione ha una figlia.

Dal punto di vista professionale intraprende la carriera universitaria e accetta la cattedra di francese a Messina. All'esperienza vissuta in Sicilia è ispirata l'opera L'occhio del ciclone del 1970. 
Inizia anche una fervida attività di traduttrice dal francese (Racine, Gide, Yourcenar), dall'inglese e dal tedesco. Incontra nei suoi viaggi Pound, Eliot e Sartre. Con l'opera Geometria del disordine, del 1981, si aggiudica il Premio Viareggio.
Nel 1979, nel 2000 e nel 2011 la sua opera poetica viene pubblicata sugli “Oscar” Mondadori.
Nel 1982 fonda a Roma il “Centro internazionale Eugenio Montale”, per onorare la memoria del poeta.
Nel 1986 pubblica La stella del libero arbitrio, opera che recupera i paesaggi del sud e la figura della madre scomparsa. Nel 1996 pubblica I fasti dell'ortica.
Nel 1990 pubblica Giovanna D'Arco poema in finte ottave, che corona una lunga ricerca e un lungo studio del personaggio.
La produzione più recente è invece ispirata al tema amoroso, La traversata dell'oasi, del 2002, è un vero e proprio canzoniere d'amore. La poetessa racconta la natura dell'amore: l'amore germogliante, l'amore adulto e l'amore materno. Nel 2009 ottiene il Premio Dino Campana con la raccolta L'incrocio delle mediane.
Ha scritto numerosi articoli e saggi comparsi su riviste e quotidiani.
È morta Roma il 30 giugno 2014.




Se uso la parola è per pregarti

Se uso la parola è per pregarti
di ascoltare il fondo silenzio.
Non c'è ancora un linguaggio (o s'è dimenticato)
per tradurre ciò che a te ho da dire.

Un pagliaccio batteva su un tamburo:
Era musica d'angeli, secondo il suo cuore:
E non vedeva più nemmeno l'orso
che gli zompava accanto.


A sipario abbassato

Quando ti amavo sognavo i tuoi sogni,
ti guardavo le palpebre dormire,
le ciglia in lieve tremito.
Talvolta
è a sipario abbassato che si snoda
con inauditi attori e luminarie
la meraviglia.


L'indifferenza

L'indifferenza è inferno senza fiamme,
ricordalo scegliendo fra mille tinte
il tuo fatale grigio.

Se il mondo è senza senso
tua solo è la colpa:
aspetta la tua impronta
questa palla di cera.
  

Fonti
Wikipedia
Presidenza del Consiglio dei Ministri Dip. Per le Pari Opportunità
Italiane Voll. III Roma, 2004 Istit. Poligrafico Zecca dello Stato