lunedì 3 ottobre 2016

Giuseppe Fenoglio (Alba, 1º marzo 1922 – Torino, 18 febbraio 1963)



Giuseppe Fenoglio, detto Beppe, nasce ad Alba, (1 marzo 1922) e trascorre l'infanzia nella città; conclusa la scuola elementare, frequenta il liceo, sempre ad Alba.
Durante il periodo liceale studia con particolare interesse la letteratura inglese e americana, che proprio in quegli anni viene tradotta per il pubblico italiano;  inizia anche un lavoro di traduzioni, che continuerà poi negli anni seguenti.
L'incontro  con due insegnanti d'eccezione - Leonardo Cocito e Pietro Chiodi, entrambi antifascisti e poi partigiani - avrà un ruolo determinante nella decisione che Fenoglio prenderà, dopo l'8 settembre 1943, di partecipare alla lotta armata.
Terminato il Liceo si iscrive all'Università di Torino, Facoltà di Lettere, ma causa chiamata alle armi interrompe gli studi e non li concluderà neppure negli anni seguenti. 
Ritornato fortunosamente a Alba, da Roma, dove si trovava come ufficiale, Fenoglio si arruola per un breve periodo nei gruppi partigiani comunisti “Brigate Garibaldi” (i rossi), poi entra, rimanendovi fino alla fine della guerra, nelle formazioni autonome formate da cattolici, socialisti, repubblicani, liberali (gli azzurri).
Finita la guerra, Fenoglio si trova di fronte alla necessità di trovarsi un lavoro e viene impiegato per la corrispondenza con l'estero in un'azienda vinicola. L'impiego gli consentirà una certa libertà d'azione e soprattutto la possibilità di dedicare parte del suo tempo all'attività di scrittore. 
Molti dei suoi manoscritti sono scritti proprio dietro alla carta intestata della ditta Marenco. 
Gli esordi sono difficili, nel 1949 Einaudi rifiuta la prima raccolta “Racconti della guerra civile”.
Nel 1951 termina  “La paga del sabato”, ma anche questo romanzo viene rifiutato, uscirà postumo nel 1969.
Finalmente, nel 1952, pubblica per Einaudi “I ventitré giorni di Alba” ed inizia la stesura del romanzo “Il partigiano Johnny”, che uscirà postumo nel 1968. 
“I ventitré giorni di Alba” è una raccolta di dodici racconti ambientati nelle Langhe, le trame nascono dall'esperienza di partigiano dell'autore e dalla sua attenzione alla vita dei contadini. 
Raccontano una realtà cruda e difficile: non ci sono paesaggi naturali, ma morali, c'è l'inquietudine dei giovani e lo sdegno contro la violenza dei rapporti umani. Anche la guerra partigiana viene presentata nelle sue luci e nelle sue ombre, Fenoglio rifiuta ogni enfatizzazione della resistenza, non ci sono eroi, c' è piuttosto una guerra necessaria contro i soprusi del regime e per affermare gli ideali di libertà  Si tratta di episodi di crudo realismo, a volte visti anche sotto una luce comica, lo scrittore  racconta la propria esperienza di intellettuale in un mondo non proprio, violento e inumano.
Nel 1954 pubblica ancora con Einaudi “La malora”. 

Nel 1959 rompe con l'editore Einaudi, soprattutto per le riserve espresse da Elio Vittorini sulla sua opera e pubblica con Garzanti “Primavera di bellezza”.
L'opera gli vale, nel 1960, il Premio Prato, premio interamente dedicato alla narrativa della resistenza. Sarà nuovamente vincitore nel 1968, alla memoria, con il romanzo “Il partigiano Johnny”. 
Nel 1960 si sposa e l'anno seguente nasce la figlia, Margherita.
Nel 1962 vince il Premio Alpi Apuane, per il racconto "Ma il mio amore è Paco".
In questo periodo si manifesta il male che lo porterà a morte in breve tempo; Beppe Fenoglio muore nella notte del 17 febbraio 1963, a soli 41 anni.
“Il partigiano Johnny” è un romanzo autobiografico, Johnny è un giovane intellettuale di Alba, scampato alla deportazione in Germania, che, alla vita silenziosa della città, preferisce la vita dei partigiani. Non condivide gli ideali del gruppo di partigiani garibaldini ai quali si è aggregato, pertanto li lascia per le divisioni azzurre. 
Johnny rifiuta  la possibilità di rimanere nascosto ed attendere la fine della guerra e preferisce continuare a combattere il fascismo.  Dopo un inverno trascorso in solitudine, la rinata formazione partigiana gli fornisce occasione di battaglia, sarà l'ultima, cadono i suoi compagni e Johnny, ormai senza munizioni, sordo ai richiami di ritirata, preferisce alzarsi in piedi “...Johnny si alzò con il fucile di Tartan ed il semiautomatico...due mesi dopo la guerra era finita”.
L'opera è linguisticamente complessa, ci sono frasi in inglese e in dialetto piemontese, l'unica vera lingua materna di Beppe Fenoglio, il risultato è un espressionismo linguistico particolarmente vivace; pregio che, a  volte, risulta anche limite, perché chi non conosce bene l'inglese, non riesce a leggere il romanzo.
Italo Calvino ha definito l'amico Fenoglio ”un provinciale del Piemonte che ha l'inglese come lingua mentale”.



Fonti

wikipedia
www.biografieonline.it letteratura F