lunedì 7 novembre 2016

Ignazio Silone (Pescina, 1º maggio 1900 - Ginevra, 22 agosto 1978)

Ignazio Silone, pseudonimo di Secondino Tranquilli, nasce il 1° maggio 1900 a Pescina dei Marsi, in provincia dell'Aquila, figlio di una tessitrice e di un piccolo proprietario terriero; a quattordici anni a causa del terremoto della Marsica, resta orfano e deve abbandonare gli studi liceali.
Va a vivere nel quartiere più povero del comune, con la nonna paterna e prende parte attiva alle lotte contro la guerra e al movimento operaio rivoluzionario, integrandosi con la Lega dei Contadini. La sua rivolta contro la società e i poteri costituiti assume presto le forme di una contestazione globale e viene processato e condannato a pagare una ammenda, per aver capeggiato una violenta manifestazione. Oppositore del fascismo fin dalle sue prime manifestazioni, si iscrive presto al Partito Socialista e si trasferisce a Roma.
Dirige il giornale “L'avanguardia” e contemporaneamente è giornalista della testata “Il lavoratore”, nel 1922 si trasferisce a Trieste, ma il giornale deve chiudere, perché ripetutamente sequestrato dalla polizia fascista. Nel 1923 Silone espatria clandestinamente e raggiunge Berlino poi la Spagna. Tra il 1921 e il 1927 compie varie missioni in Russia, come membro della direzione del Partito Comunista; a Mosca si reca anche in compagnia di Togliatti. Durante questi viaggi inizia a maturare la crisi che lo condurrà al distacco dal partito comunista, comincia a rendersi conto degli intrighi della politica di Stalin e delle ambiguità dei comunisti italiani di fronte alle scelte dell'esecutivo di Mosca.
Nel 1928 a seguito di un attentato al Re Vittorio Emanuele III, viene incarcerato il fratello, Romolo Tranquilli, che morirà in carcere, nel 1932, per le torture subite; neppure l'interessamento di Don Orione, prete che aveva avuto in seminario come studenti i due fratelli, potrà alleviare la durezza della carcerazione.
Recenti ricerche, condotte da alcuni storici, hanno portato alla luce documenti che dimostrerebbero una doppia vita di Silone, che risulterebbe essere stato informatore della Questura di Roma e della Divisione di Polizia Politica in questo periodo, altri storici smentiscono questa tesi.
A causa di un grave problema a di salute, nel 1929, Silone si reca a Zurigo per farsi curare e nel 1930 annuncia pubblicamente la sua rottura con il partito comunista, caduto sotto l'influenza di Stalin.
L'uscita dal partito, pur necessaria, è fonte di grande amarezza.
Nel 1933 pubblica Fontamara, grande successo. Il libro racconta una rivolta di contadini “i cafoni” contro “ i potenti”, a causa della deviazione di un corso d'acqua che serviva ad irrigare le loro terre.
Il libro viene pubblicato prima in tedesco, poi in quasi tutte le altre lingue, in Italia viene pubblicato solo nel 1947: grande è l'ostilità degli intellettuali di sinistra nei suoi confronti, dopo l'abbandono del partito comunista.

Negli anni dell'esilio svizzero (1930-1944) scrive la raccolta di racconti “Un viaggio a Parigi”, “Pane e vino”, poi rititolato “Vino e pane” e “Il seme sotto la neve”.
Attraverso la scrittura Silone rielabora la propria vicenda personale, gli eventi che lo hanno portato attraverso la militanza, i compromessi politici con la dirigenza di Mosca, il sacrificio dei più idealisti fra i suoi compagni.
Negli anni 1932-1934 è redattore del mensile di lingua tedesca “Information” che raccoglie artisti e intellettuali liberi (Thomas Mann, Bertold Brecht, Robert Musil).
Rientra in Italia nel 1944 e aderisce al Partito Socialista Proletario e fonda la rivista “Europa socialista”. Dopo la scissione del partito socialista fra le correnti capeggiate da Nenni e da Saragat nel 1947, fonda il Partito Socialista Unitario, che si richiama all'ideale di un'Europa libera dalle influenze sia americane che sovietiche. Quando questo partito si scioglierà Silone tornerà “a far parte per se stesso”.
Congedatosi definitamente dalla politica scrive, nel decennio seguente, Una manciata di more (1952), Il segreto di Luca (1956), La volpe e le camelie (1960). Fonda insieme ad altri intellettuali l'Associazione per la libertà della cultura, si schiera contro i “fatti d'Ungheria” e assume la direzione della rivista “Tempo presente” (1956-1968) e si schiera a favore dei dissidenti russi Solzenicyn, Sacharov e Pasternak.
Il suo difficile ruolo di “socialista senza partito e cristiano senza chiesa” emerge nei racconti “Uscita di sicurezza” del 1949 e nel dramma “L'avventura di un povero cristiano” del 1968.
Incompiuto il suo ultimo romanzo La speranza di Suor Severina , pubblicato postumo nel 1981.
Il 22 agosto 1978 muore a Ginevra. Viene sepolto a Pescina, ”ai piedi del vecchio campanile di San Bernardo”, come richiesto nelle disposizioni testamentarie.

Fonti