lunedì 14 novembre 2016

Luce d'Eramo (Reims, 17 giugno 1925 – Roma, 6 marzo 2001)

Nasce in Francia, a Parigi, il 17 giugno 1925, e si chiamava Lucette Mangione, per i compagni è la “petit macaroni”; nel 1939 quando rientra in Italia, ad Alatri, diventa la “francesina”, anche se si impone di imparare molto bene l'italiano, la sua lingua rimarrà il francese; crescere in questo modo, senza radici, la farà molto sensile alla realtà dei “diversi”
I genitori sono fascisti, il padre, architetto è segretario del Fascio, e nel 1943 la decisione appare scontata, la famiglia resta fedele a Mussolini.
Luce studia all'università di Padova, ma ha dei dubbi e vuole vedere di persona cosa succede in Germania e si offre volontaria per le industrie tedesche. Si reca in una fabbrica di Francoforte, prima come volontaria fascista, poi rifiutando la salvezza grazie all'aiuto paterno, come deportata comunista, viene imprigionata a Dachau.
Fuggita dal campo, nel 1945, mentre scava con dei volontari fra le macerie conseguenza di un bombardamento, a causa di una bomba ad esplosione ritardata, resta paralizzata a vita.
L'esperienza viene raccontata nel suo libro più famoso Deviazione, straordinario romanzo autobiografico pubblicato nel 1979.
Luce inizia a scrivere al suo rientro dalla Germania.
Nel 1946 sposa il filosofo Pacifico d'Eramo, il matrimonio non è felice, nonostante la nascita del figlio Marco.
Riprende gli studi e si laurea prima in lettere, poi in filosofia ed inizia a pubblicare con piccole case editrici, pubblica “Racconti quasi di guerra” ed inizia il successo come saggista, con saggi quali “ Raskolnikov ed il marxismo” del 1960 e “Finché la testa vive” del 1964.
In questi anni frequenta gli intellettuali italiani del momento Moravia, la Morante, Amelia Rosselli, Dario Bellezza, Zavattini, Ignazio Silone.
Con Mondadori pubblica il suo testo più impegnativo, nel 1971, “L'opera di Ignazio Silone”, scrittore al quale è legata da antica e profonda amicizia. Nel 1974 analizza Il caso Feltrinelli in “Cruciverba politico” e in particolare si sofferma sull'importanza che hanno i nuovi mezzi di comunicazione per costruire il “consensointorno a fatti e persone, poi si volge alla condizione degli anziani in “Ultima luna” del 1993, poi studia il fenomeno dei naziskin in “Si prega di non disturbare”, poi la malattia mentale in Una strana fortuna del 1997.
Pubblica nel 1999 “ Io sono un'aliena”. Resta emblematico il suo libro “Partiranno”, storia della permanenza sulla terra da parte di un gruppo di alieni.
Muore a Roma il 6 marzo 2001.

Fonti



Incipit

Conversazione con Cesare Zavattini:
Una cosa strana con Zavattini: ascoltandolo si ha l'impressione che rincorra mille spunti, che salti i passaggi e si svii continuamente; la sua pare una conversazione intuitiva, dove ogni concetto ruzzola in primo piano, subito scontrato da un altro che lo scansa, come nel gioco delle bocce.

Deviazione:
È stato straordinariamente semplice fuggire.
Nel campo di Dachau appartenevo alla squadra adibita a nettare le condutture di scarico della città di Monaco. Caricati su camionette in plotoni di venti persone con bastoni e spazzoloni, partivamo ogni mattina alla volta della città.
Pulire le fogne è un lavoro più variato di quanto non appaia a prima vista: ci sono diverse gradazioni.

Partiranno:
Villa Borghese odorava di muschio umido in quel primo mattino di fine inverno. Carlo Ramati frenò davanti all'ingresso principale del Giardino zoologico e spense il motore. Aveva la bocca secca come ogni volta che gli veniva affidata un'operazione a rischio. "Priorità assoluta. Segretissimo. Comunicare soltanto per filo vivo". Il direttore del servizio era stato tassativo. Non per niente gli aveva dato appuntamento fuori, alle 7 del mattino, al laghetto dei Cigni. "Badi, l'inchiesta è riservatissima", gli aveva ancora ripetuto in pochi minuti.
"Per conto di chi?" aveva chiesto Ramati.
"Oltre oceano" aveva sorriso Defarri.

Si prega di non disturbare:
La scossa lo fece sussultare. Aprì gli occhi. Gente gli si pigiava davanti, un uomo di schiena stava alzando le braccia.
Mise a fuoco il pensiero assieme allo sguardo: era seduto nello scompartimento d'un treno, quelle persone in piedi erano i suoi compagni di viaggio, quell'uomo che adesso tirava giù la valigia era salito con lui, a Francoforte. Subito connetté e all'istantanea vista mentale del corpo senza vita di Gustav ebbe un piccolo brivido. Come aveva potuto addormentarsi, quando?, s'era svegliato solo all'arrivo.

Ultima luna:
Silvana Lanzi s'accorse d'aver mangiato quasi metà delle sue tagliatelle al ragù, mentre l'uomo che le sedeva di fronte continuava a girare la forchetta nel piatto. S'asciugò la bocca, bevve un sorso di vino e disse col bicchiere in mano: «A quest'ora di sera ho sempre fame».
Bruno Gordini le tese uno sguardo socchiuso: «Prego?».
Silvana si sentì sciocca nel ripetere: «A quest'ora di sera ho sempre fame».

Un'estate difficile:
Il marito gesticolava, saltò per primo sul treno, si precipitò nello scompartimento con una gioia chiassosa sul volto pallido e contratto.
«Hai viaggiato bene? Hai riposato almeno? Sono uscito due ore prima dall'ufficio per venire ad accoglierti. Sei stanca, vero?»
La abbracciò (anche i suoi baci muti le rintronarono nel cervello). Chiamò i facchini, rovesciava i bagagli fuori dal finestrino con rapidità incalzante, li contava ad alta voce.
«I bambini?» chiese Cristina.
«In montagna, benissimo. Giusto, i miei genitori ti salutano, ben tornata.»