lunedì 5 dicembre 2016

Aldo Palazzeschi (Firenze 2 febbraio 1885 - Roma 17 agosto 1974)

Aldo Palazzeschi (pseudonimo di Aldo Pietro Vincenzo Giurlani) nasce in una agiata famiglia di Firenze. Dopo gli studi di ragioneria può dedicarsi al teatro, all'arte e alla scrittura; intraprende inizialmente l'arte teatrale, ma poiché che il padre non gradisce la professione di attore, assume il cognome della nonna materna.
Ben presto abbandona il teatro per dedicarsi alla scrittura e, grazie all'appoggio economico della famiglia, fa pubblicare le sue composizioni.
I suoi scritti incontrano subito il giudizio favorevole della critica. Nel 1905 pubblica I Cavalli bianchi, poi Lanterna. Si tratta di opere che lo avvicinano ai poeti crepuscolari, spesso tetre, aventi a tema la morte e la vecchiaia e la malattia, nonostante siano scritte da un giovane poeta. Segue l'opera Poemi, apprezzata dal futurista Filippo Tommaso Marinetti.
Le opere della maturità, ora, abbracciano il verso libero e il tono è solare e scherzoso. L'incontro con i futuristi e il loro appoggio, lo introduce nel mondo dei letterati e intellettuali del tempo: Giovanni Papini, Ardengo Soffici ed altri; con loro visita Parigi ed entra in contatto anche con gli intellettuali e i pittori parigini. Dal 1913 diventa collaboratore della rivista “Lacerba”.

E senza conoscerci, senza sapere l'uno dell'altro, tutti quelli che da alcuni anni in Italia praticavano il verso libero, nel 1909 si trovarono raccolti intorno a quella bandiera; per modo che è col tanto deprecato, vilipeso e osteggiato verso libero, che agli albori del secolo si inizia la lirica del 900".
Ma molto presto il contrasto con i futuristi si evidenzia, in quanto Palazzeschi si schiera contro l'intervento in guerra. Nel 1916, pur essendo stato riformato alla visita militare, viene richiamato alle armi e partecipa alla guerra senza alcun entusiasmo, riesce comunque a non essere inviato al fronte.
Nel 1934, preceduto da una pubblicazione a puntate, viene dato alle stampe il romanzo Le Sorelle Materassi, ritenuto la sua opera migliore. 
Di fronte al regime fascista degli anni seguenti, mantiene un atteggiamento distaccato e conduce una vita ritirata, dedita alla scrittura e allo studio.
Nel 1941 si trasferisce a Roma ed inizia a scrivere anche copioni per la RAI.
Nel 1946, al momento del referendum, si schiera a favore della monarchia e rimane sempre molto legato al mondo cattolico.
Nel 1953 pubblica Roma, i protagonisti sono la città di Roma e la Chiesa, il libro condanna il marxismo e la lotta di classe, ma anche l'aristocrazia corrotta e la borghesia arrivista.
Nel 1955 pubblica una raccolta di poesie intitolata Viaggio sentimentale, pubblica poi Il buffo integrale nel 1966 e, nel 1968, la raccolta Cuor mio, seguono poi i romanzi Stefanino e Storia di una amicizia, romanzi scritti quando aveva ormai ottanta anni.
Nel corso della vita ricevette molti riconoscimenti e premi.
Scrisse anche molti saggi, ricordiamo nel 1920 Due imperi...mancati, nel 1945 Tre imperi...mancati, nel 1964 Il piacere della memoria.
Muore il 17 agosto 1974 all'Ospedale Fatebenefratelli, sull'Isola Tiberina.


CHI SONO?

Son forse un poeta?

No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell'anima mia:
"follia".
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell'anima mia:
"malinconia".
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c'è che una nota
nella tastiera dell'anima mia:
"nostalgia".
Son dunque... che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell'anima mia.


Fonti
www.biografieonline.it › Letteratura › P › Biografie