venerdì 23 dicembre 2016

«Il Frignano», settimanale cattolico dell'Alto Modenese

di Luigi Malavasi

«Il Frignano» vide la luce il 30 marzo del 1913. Ne coordinò la realizzazione, assumendone direttamente la direzione, Alessandro Coppi, all’epoca giovane studente di giurisprudenza vicino alla corrente democratico-cristiana.
Coppi nacque a Modena il 9 luglio 1894. Dal padre, che prima di proporsi come candidato cattolico alle elezioni del 1913 era stato dirigente dell’Opera dei Congressi e consigliere comunale a Modena, Alessandro ereditò una sentita passione per l’impegno sociale, tanto che sin dagli anni dell’università si segnalò per l’attività svolta all’interno delle principali associazioni cattoliche della provincia.
La prima occasione di mettersi in luce giunse per Coppi durante il III Convegno cattolico del Frignano (ottobre 1912): in quella circostanza il giovane studente tenne con successo una relazione sull’«Azione giovanile» – nella quale avanzò la proposta di costituire circoli destinati all’educazione delle nuove generazioni – e partecipò
con grande interesse alla discussione sorta in merito all’opportunità di lanciare un settimanale cattolico nell’Alto Modenese. Meno di un anno dopo nacque «Il Frignano», che sin dal primo numero manifestò la volontà di far leva sul tradizionale radicamento dei valori cristiani nella regione appenninica, come esplicitato dal motto «Prisca Fides» posto in evidenza sotto la testata.

Coppi non aveva in mente solo un periodico d’informazione. Il suo settimanale voleva essere accessibile e di facile lettura, ma allo stesso tempo intendeva approfondire con scrupolo i problemi concreti della popolazione montanara e, possibilmente, portare un po’ di cristiano conforto ai più deboli.

Il direttore, che – come si leggeva nel primo numero del settimanale – entrava «in campo per la verità, per la moralità, per la fede», si augurava  di stimolare i cattolici affinché si scuotessero dalla loro tradizionale apatia. Era tempo che anche a Modena (e in particolare in una regione «bianca» come il Frignano) essi acquisissero spirito d’iniziativa, maggiore senso di responsabilità, e percepissero come un dovere morale, prima ancora che religioso, l’impegno in favore dei più bisognosi. La democrazia cristiana costituiva per Coppi un faro in grado di illuminare la retta via, l’idea rivoluzionaria che avrebbe permesso ai cattolici di giocare un ruolo da protagonisti in quel mondo moderno così assurdamente respinto. Queste idee, di certo non ancora diffuse in seno a un movimento cattolico modenese arroccato su posizioni conservatrici, furono alla base del grande successo riscosso dal giornale, che, ricevuta l'immediata approvazione del vescovo Natale Bruni, in breve tempo raggiunse la tiratura di 2.000 copie.
Dopo appena un anno di attività «Il Frignano» dovette confrontarsi con il problema della guerra. Nei primi mesi furono largamente assecondati i sentimenti di contrarietà al conflitto nutriti dalla maggior parte della popolazione; successivamente, anche come conseguenza della partenza di Coppi per il fronte, il settimanale finì però per assumere un deciso atteggiamento patriottico di sostegno ai combattenti. Coppi stesso, collaborando con numerose lettere inviate ai colleghi rimasti al giornale, contribuì a sensibilizzare le coscienze dei suoi concittadini rispetto alla drammaticità degli eventi provocati dall’«inutile strage». Significativo fu l’ampio spazio che, per tutto il corso del conflitto, fu riservato alla pubblicazione di lettere dal fronte, attraverso le quali si cercava di creare un contatto tra i soldati e le famiglie che attendevano ansiose tra i monti.
Rientrato a Modena verso la fine del 1919, Coppi riprese la direzione del «Frignano», aderì immediatamente al PPI e, nell’aprile del 1920, venne eletto segretario provinciale del partito. Il giornale costituì di fatto un importante strumento – accanto ai convegni ed ai congressi, di cui Coppi fu instancabile animatore – per la propaganda in favore dei popolari, assumendo, specialmente alla vigilia delle elezioni politiche del 1919, un tono a tratti persino mordace. Alla guida del Partito popolare Coppi tentò – come ha scritto il suo biografo Paolo Trionfini – di «mantenere orientata la rotta lontano dagli scogli dove si veniva infrangendo il mito liberale» e intraprese una dura battaglia contro i socialisti, che nel dopoguerra avevano portato la competizione sul terreno delle dimostrazioni violente e dell’intransigente lotta di classe. Nello scontro politico egli però non tollerava i compromessi. Così, quando nel capoluogo si formò una lista d’ordine per contrastare il PSI alle elezioni amministrative del 1920, Coppi, fedele alla linea sturziana avversa – come riportava «Il Popolo» – a «qualsiasi artificiosa coalizione», protestò e significativamente fece mantenere il silenzio al «Frignano», evitando di dare risalto all’accordo coi moderati. La sconfitta del blocco antisocialista a Modena, accompagnata dall’affermazione popolare in molti centri dell’Alto Modenese, finì di fatto per rafforzare la posizione del segretario, al punto che negli ultimi anni di vita del PPI egli divenne un autentico leader tra i dirigenti provinciali.
La riforma con cui Pio XI stabilì l’apoliticità dell’Azione cattolica ebbe conseguenze di rilievo nella realtà modenese: di fatto, si avviò un processo di clericalizzazione che investì rapidamente anche la stampa cattolica, un settore nel quale si assistette, parallelamente all’affermazione del movimento fascista, alla progressiva emarginazione dei laici dai posti di responsabilità. Tra il 1921 e il 1922 i tre settimanali «Il Frignano», «L’Operaio Cattolico» e «Il Popolo» (quest'ultimo peraltro finanziato direttamente dal vescovo) furono sostanzialmente ridotti ad un solo giornale – che mutava testata in base all’area di diffusione (rispettivamente montagna, Bassa e pianura) – e affidati ad un unico direttore, don Giuseppe Verri. Questi rimase in carica sino al 1925, quando, dopo un breve periodo di transizione, fu sostituito da don Luigi Boni, che avrebbe mantenuto la direzione fino alla sospensione delle pubblicazioni nel luglio del 1930.
Don Verri era un prete con una lunga esperienza in campo giovanile che aveva vissuto i primi fermenti della democrazia cristiana. Giunto a Modena nell'estate del 1919 per ricoprire la carica di segretario della giunta diocesana, all’impegno politico-sociale preferiva l’attività educativa: in quest’ottica «Il Frignano» prese ad occuparsi sempre più di religione, garantendo uno spazio progressivamente maggiore alle notizie legate alle iniziative di carattere assistenziale e formativo.

Il processo di riduzione dell’Azione cattolica ad organizzazione essenzialmente religiosa ebbe un chiaro riscontro sui tre giornali modenesi. Fino ai primi mesi del 1923 essi si presentarono genericamente come «settimanale cattolico» e figurarono come espressione di tutto il movimento cattolico, Partito popolare compreso; a partire dall’agosto del 1923 e fino alla fine dell’anno alla testata fu aggiunta la vistosa soprascritta «Azione Cattolica Italiana», a rendere esplicita la distinzione rispetto alla stampa di partito. Con la crisi del PPI, il giornale sceglieva pertanto di non schierarsi politicamente, onde evitare di «compromettere la compagine dei cattolici italiani».
Coppi, che con i suoi articoli aveva collaborato ampiamente con i tre settimanali anche sotto la direzione di don Verri, a partire da questo momento vi si distaccò sempre più nettamente. Per garantire visibilità al PPI modenese diede vita, sostenendola pressoché completamente con le sue forze, a «La Voce Popolare», organo del Partito popolare italiano per la provincia di Modena. Il primo numero uscì il 9 marzo del 1924, ma, a causa della censura fascista, il giornale fu costretto alla chiusura appena un anno dopo.
Sul finire del 1925 «Il Frignano» passò sotto la direzione di don Luigi Boni – fondatore della congregazione delle «Figlie del Sacratissimo Cuore» – e acquisì una posizione di pressoché completa indifferenza rispetto all’attualità politica. I tre giornali, scrisse infatti il sacerdote, sarebbero stati «al di sopra di ogni questione di parte».
Sotto la nuova direzione «Il Frignano» abbandonò, come conseguenza dell’instaurazione della dittatura fascista, ogni interesse per le questioni politico-sociali. Al foglio modenese non restò che condurre sterili battaglie contro il mal costume (esemplare la campagna contro la bestemmia) e promuovere iniziative di carattere religioso. Soltanto dopo la guerra Coppi poté riprendere l'opera di propaganda, attraverso la pubblicazione di una nuova versione del suo «Frignano».