lunedì 12 dicembre 2016

Zietta Liù, alias Lea Maggiulli Bartorelli (Pisa, 1900 – Napoli, 16 marzo 1987)

Figlia di insegnanti, Lea si appassiona fin da piccola alla poesia e alla letteratura.
Inizia a comporre giovanissima; ad appena diciannove anni si innamora di un soldato napoletano e lo segue a Napoli. Nella città partenopea inizia la sua attività di insegnante e di giornalista.
Ottiene presso il giornale “Il mattino” una rubrica, che ha subito successo, nella quale si firma “Zietta Liù”.
Il nome Liù viene preso da un personaggio della Turandot, “zietta” viene aggiunto per mascherare la giovane età. Cura poi la rubrica Bambinopoli per il Corriere di Napoli ed inizia a collaborare anche con Il Corriere dei Piccoli e il Giornale della Scuola.
Ebbe grande successo, dalla poesia alla narrativa, dal teatro alla televisione, ideò il programma “Il nostro piccolo mondo”, nella trasmissione presentò anche il Trio Bennato, i fratelli Edoardo, Giorgio ed Eugenio, incontrati in un locale napoletano e subito apprezzati.

Fondò La Ribalta, scuola di teatro e recitazione per ragazzi della buona borghesia napoletana.
Le sue poesie, negli anni passati, erano in tutti i sillabari della scuola elementare e in quasi tutte le antologie scolastiche, le sue favole e i suoi racconti hanno fatto sognare tanti bambini, dagli anni trenta in poi. Ha ricevuto riconoscimenti e premi per la sua poesia e per le sue opere.
Tra i suoi scritti ricordiamo: Il cuore e la strada, Fresca fiorita, Le favole belle, Fiordilino, Il Principe indiano.


2 Novembre

Amali, bimbo, i tuoi morti.
Abbi per loro ogni sera
una gentile preghiera
che giunga fino lassù.
Lassù nel cielo, dove
sentono un suon di campane;
senton le voci lontane
di chi nel mondo li amò.
E' la migliore ghirlanda,
bimbi, la vostra preghiera.
Bimbi, pregate stasera
pei vostri morti di più.


Febbraio 

Cosa ci porti, corto febbraio?
Si, dietro l'uscio vi è primavera
con la sua veste dolce e leggiera,
col suo sorriso limpido e gaio.
Tu ci porti le mascherine
coi lieti giorni del carnevale;
empi di canti le gaie sale,
e la tua gioia par senza fine.
C'è chi ti dice, febbraio, amaro
perchè talvolta di pioggia e neve
non sei di certo un mese avaro,
col tuo cappuccio di nubi, greve.
Ma cosa importa? Fresca e leggera
a te dappresso bionda nel sole,
tutta sorriso, tutta viole,
ecco che appare la primavera


Filastrocca di qua que qui
 
In cuore la q non va,
ma ci vuole in qualità,
in querela, in questo, in quello,
nel quadrante e nel quadrello,
e nel quattro e nel quaranta,
nella quaglia che vola e canta,
ed in quindici e in Quirino,
nella squadra e nel quattrino,
ed in soqquadro che, per cose sue,
invece d'una ne vuole due.

Fonti
Poesie di campagna Casa Testi a cura di Ida Deschi Ed. Del Baldo 2016: