lunedì 27 marzo 2017

Paul Celan (Cernauți, 23 novembre 1920 – Parigi, 20 aprile 1970)

di Nerina Ardizzoni

Paul Celan (vero cognome Antschel) nasce a Czernowitz in Bucovina, da una famiglia ebrea, il padre gli impartisce una educazione rigida e repressiva, la madre gli insegna la lingua e la letteratura tedesca. Nel 1938, conseguita la maturità, si iscrive alla Facoltà di Medicina a Tours, in Francia. Tornato in patria non può più ripartire e per questo si iscrive alla Facoltà di romanistica locale. Nel 1942, in seguito all'occupazione del paese da parte dei tedeschi, i genitori vengono deportati nei campi di concentramento e muoiono; Paul viene inviato ai lavori forzati e riesce a salvarsi la vita. A guerra finita ritorna a Czernowitz, a concludere gli studi.
Per fuggire dal regime comunista, nel 1947 si reca a Bucarest e a Vienna e pubblica la sua prima raccolta Der Sand aus den Urnen (La sabbia delle urne), in pochi esemplari, subito inviati al macero; l'anno dopo si trasferisce definitivamente a Parigi e si iscrive alla École normale supérieure.
Sposa poi la pittrice Gisèle Lestrange. Nel 1952 pubblica Mohn und Gedächtnis (Papavero e memoria) composto da poesie d'amore e componimenti dedicati alla tragedia ebraica, tra cui Todesfuge (Fuga -fuga come termine musicale- della morte), che divenne l'emblema di una possibile elaborazione poetica dell'Olocausto. La poesia racconta il campo di concentramento, la condizione dei prigionieri e la banale ferocia dei nazisti.

Fuga della morte

Negro latte dell’alba noi lo beviamo la sera
noi lo beviamo al meriggio come al mattino lo beviamo la notte
noi beviamo e beviamo
noi scaviamo una tomba nell’aria chi vi giace non sta stretto
Nella casa vive un uomo che gioca colle serpi che scrive
che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d’oro Margarete
egli scrive egli s’erge sulla porta e le stelle lampeggiano
egli aduna i mastini con un fischio
con un fischio fa uscire i suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra
ci comanda e adesso suonate perché si deve ballare

Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al mattino come al meriggio ti beviamo la sera
noi beviamo e beviamo
Nella casa vive un uomo che gioca colle serpi che scrive
che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith noi scaviamo una tomba nell’aria chi vi giace non sta stretto

Egli grida puntate più a fondo nel cuor della terra e voialtri cantate e suonate
egli trae dalla cintola il ferro lo brandisce i suoi occhi sono azzurri
voi puntate più fondo le zappe e voi ancora suonate perché si deve ballare

Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio come al mattino ti beviamo la sera
noi beviamo e beviamo
nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca colle serpi
Egli grida suonate più dolce la morte la morte è un Maestro di Germania
grida cavate ai violini suono più oscuro così andrete come fumo nell’aria
così avrete nelle nubi una tomba chi vi giace non sta stretto

Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte
noi ti beviamo al meriggio la morte è un Maestro di Germania
noi ti beviamo la sera come al mattino noi beviamo e beviamo
la morte è un Maestro di Germania il suo occhio è azzurro
egli ti coglie col piombo ti coglie con mira precisa
nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
egli aizza i mastini su di noi fa dono di una tomba nell’aria
egli gioca colle serpi e sogna la morte è un Maestro di Germania

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

Celan, in Germania, tiene pubbliche letture di questa poesia e ne concede l'inserimento in alcune antologie, successivamente, però, si rammaricherà per il successo del testo, gli sembra un modo facile, da parte dei tedeschi, di liberarsi dei sensi di colpa per i crimini compiuti dai nazisti.
In questo contesto vanno ricordate le parole di Adorno, secondo il quale scrivere poesie dopo Auschwitz, non sarebbe più stato possibile. Celan, invece, con la sua opera poetica tenta di trasformare l'orrore assoluto in immagini e linguaggio. Si intensificano, nel frattempo, i contatti con la cultura tedesca, in particolare con il Gruppo 47.
Nel 1953 viene accusato di plagio dalla vedova di Yvan Goll, poeta tedesco, ne uscirà scagionato, ma la vicenda peserà sul suo fragile equilibrio psichico.
Nel 1956 diventa lettore di lingua tedesca all'ENS, attività che continuerà per tutta la vita.

Pubblica poi Von Schwelle zu Schwelle (Di soglia in soglia) nel 1955 e Sprachgitter (Grata di parole) nel 1959. Riceve premi e riconoscimenti, fra questi, nel 1958, il premio della città di Brema. Nel 1960, in occasione della consegna del premio Bücner, pronuncia il discorso “Il meridiano”, vero e proprio manifesto della sua poetica, il tema affrontato è “la poesia dopo Auschwitz”. Per Celan la poesia non deve smarrire il senso del 20 gennaio -data in cui fu decisa la soluzione finale in Germania, nel 1942- deve rimanere attenta a quegli eventi che hanno mostrato l'irruzione del male nella storia. La parola diventerà “antiparola”, “una svolta del respiro”, una pausa in cui si elabora il respiro e lo si restituisce in forma di poesia; la poesia di fronte all'orrore potrà diventare lamento, grido o silenzio. Celan intraprende un lavoro di scavo poetico e tenta di stabilire una relazione con le vittime dell'olocausto, unica possibilità di restituire senso al presente.
Egli rivendica il diritto ad un linguaggio ermetico, il “meridiano” si identifica con il luogo della poesia, perché è una linea immateriale e allo stesso tempo terrestre e reale, che attraversa territori biografici e concettuali.
Nel 1962 viene ricoverato in una clinica psichiatrica per crisi depressive, gli sono vicini il poeta Yves Bonnefoy e lo scrittore Edmond Jabes. Scrive in questo periodo Die Niemandrsrose (La rosa di nessuno) una delle sue massime opere, ispirata all'epitaffio di Rilke,
Nel 1967 si separa dalla moglie, dalla quale ha avuto due figli, Francois morto pochi giorni dopo la nascita ed Eric. Nello stesso anno, dopo una lettura delle sue poesie a Friburgo, incontra il filosofo tedesco Heidegger, al quale chiederà, senza successo, un ripensamento sulla sua silenziosa complicità con il nazismo.
La ricerca poetica prosegue con le raccolte Atemwende (Svolta del respiro) e Fadensonnen (Filamenti di sole) 1968, ultima silloge edita in vita.
In queste opere la sua voce si fa più ermetica, quasi a significare i venir meno della fiducia nelle possibilità poetiche. Nel 1969 si reca in visita ad Israele.
Preda da anni di crisi depressive, il 20 aprile 1970 si suicida, buttandosi nella Senna.
Postume usciranno le raccolte Lichtzwng (Luce coatta), Schneepart (Parte di neve) e Zeitghhöft (Dimora del tempo)

Fonti
A cura di P. Montani L'estetica contemporanea Carocci Ed. Roma 2005