martedì 2 maggio 2017

Derek Walcott (Castries, 23 gennaio 1930 – Cap Estate, 17 marzo 2017)

di Nerina Ardizzoni

Derek Walcott nasce nel 1930 nella piccola isola di Santa Lucia, nei Caraibi, figlio di genitori mulatti della piccola borghesia intellettuale. Il padre, morto quando lui aveva un anno, era un funzionario del governo britannico e si dilettava di pittura, la madre una insegnante e attrice dilettante. Come altri poeti del Nuovo Mondo Walcott rifiuta di ritornare sulla storia e sospende i rancori ereditati dal passato coloniale attraverso la voce di una poesia colta e istintiva, tesa a celebrare la bellezza della natura, dell’amore e dell’arte. Da ragazzo si dedica alla pittura, ma poi è attratto dalla poesie e dal teatro. Grazie ad una borsa di studio va a studiare teatro a New-York . Rientrato in patria e stabilitosi a Trinidad, vi fonda, con il fratello, il Little Carib Theatre Workshop, che dirige fino al 1976, lì rappresenta tutte le sue opere teatrali. Nel 1981 si trasferisce a Boston ed inizia l'insegnamento presso l'Università di Harvard. Il nodo centrale della sua produzione letterari è la risoluzione del “sogno schizofrenico quotidiano” dei nativi delle Indie Occidentali, divisi fra la patria degli avi e quella in cui sono nati, alla ricerca di una identità storica e culturale. Anche protagonista di un suo poema si macchia del pregiudizio razziale, ma comprende, alla fine, che solo rifiutando le rivendicazioni razziali e cessando la ricerca di una patria idealizzata e antistorica, sarà libero, occorre accettarsi come “coloniali”, inseriti nella terra in cui si è nati e in cui si vive. La lettura di Walcott, con la forza e il grande respiro dei versi, trasmette entusiasmo, tende alla ricerca di una gioia di vivere che viene dal di fuori dell'individuo e dal presente. Walcott ci induce a uno stato mentale di libertà, pronti a vedere le bellezze della natura: aironi bianchi, arcate della foresta di bambù, colonnate dei palmizi, volte delle cattedrali, con la felicitò con cui si saluta un nuovo giorno ai Tropici. La natura è la bellezza, l'infanzia, la passione, la storia è il conflitto, la violenza, l'esclusione. La poesia entra nello scontro fra le culture e crea nuove prospettive, ha dunque valenza politica. 
Premio Nobel per la Letteratura nel 1992, con “Mappa del Nuovo Mondo” nella sua opera ha espresso il conflitto tra l’eredità della cultura europea e quella delle sue origini, Santa Lucia e Caraibi. Questa la motivazione a conferimento del Nobel: «Per un’opera poetica di grande luminosità, sostenuto da una visione storica, il risultato di un impegno multiculturale». Ha scritto le sue opere in lingua inglese e in patois creolo, lingua usato nell'isola di S. Lucia, è morto nel marzo del 2017, aveva 87 anni.

Derek Walcott ha pubblicato numerose opere in versi. Tutte quelle pubblicate in Italia sono nel catalogo Adelphi di Roberto Calasso: Mappa del Nuovo Mondo (1992), Ti-Jean e i suoi fratelli – Sogno sul Monte della Scimmia (1993), Prima luce (2001), Omeros (2003), Il levriero di Tiepolo (2005), Isole. Poesie scelte (1948-2004) (2009), La voce del crepuscolo (2013), Egrette bianche (2015).



Il negro rosso che ama il mare

Io sono solamente un negro rosso che ama il mare,
ho avuto una buona istruzione coloniale,
ho in me dell’olandese, del negro e dell’inglese,
sono nessuno, o sono una nazione.
(Derek Walcott, Mappa del nuovo mondo, Adelphi, Milano 1992)


Nomi

per Edward Brathwaite
La mia razza iniziò come iniziò il mare,
senza nomi e senza orizzonte,
con ciottoli sotto la mia lingua,
con un diverso sguardo alle stelle.
Ma ora la mia razza è qui,
nell’olio triste di occhi levantini,
nelle bandiere di campi indiani.
Iniziai senza memoria,
iniziai senza futuro,
ma cercai l’istante in cui la mente
fu tagliata in due da un orizzonte.
Non trovai mai l’istante in cui la mente
fu tagliata in due da un orizzonte –
per l’orafo di Benares,
per il tagliapietre di Canton,
quando una lenza affonda, l’orizzonte
affonda nelle memoria.


Arcipelaghi

Alla fine di questa frase, comincerà la pioggia.
All’orlo della pioggia, una vela.
Lenta la vela perderà di vista le isole;
in una foschia se ne andrà la fede nei porti
di un’intera razza.
La guerra dei dieci anni è finita.
La chioma di Elena, una nuvola grigia.
Troia, un bianco accumulo di cenere
vicino al gocciolar del mare.
Il gocciolio si tende come le corde di un’arpa.
Un uomo con occhi annuvolati raccoglie la pioggia
e pizzica il primo verso dell’Odissea
(Traduzione di B. Bianchi)


da Aironi bianchi

Questa pagina è una nuvola tra i cui bordi
sfilacciati appare a tratti un promontorio
di montagne che poi si nasconde ancora,
finché quello che affiora dall’azzurro adesso terso
è il mare solcato e, intera, l’isola che si chiama da sé, gli orli ocra,
le valli sprofondate nell’ombra e una spirale di strada
che unisce i villaggi dei pescatori, i bianchi e silenziosi flutti
dei frangenti lungo la costa, dove una linea di gabbiani sfreccia
verso il porto sempre più grande di una città senza rumore,
le sue strade diventano più vicine come lettere leggibili,
due navi da crociera, golette, un rimorchiatore, canoe ancestrali,
mentre una nuvola lenta copre la pagina che ritorna
bianca e il libro finisce.
(Traduzione di B. Bianchi)


Fonti
https://it.wikipedia.org/wiki/Derek_Walcott
www.igiornielenotti.it/?tag=derek-walcott https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2017/03/19/derek-walcott/ www.larecherche.it/biografia.asp?...Biografie...Derek%20Walcott...De
Biblioteca di Repubblica Poesia Straniera Inglese II Parte 2004 Gruppo Ed. L'Espresso Roma pagg.1588-1603