giovedì 18 maggio 2017

NOI SCRITTORI V



Alberto Rizzi - INTRODUZIONE AI RICORDI

“Ricordi?” ---------------------- “Come, non ricordi?”
No, no
 non è così
è già certo il ricordo
suona col sapore d’ognivòlta
nel frugare di cose già dentro d’un baule
 d’ognivòlta però nuova
ciascun reperto un sospiro che ancora sa di cielo
 di terra
 di sangue non visto
ma sentito colarti
 riempirti
 svuotarti
“Come, non ricordi?” ----------------------
No
certo che no…
Riconosco a memoria di tatto
  all’indovinarne di posto
ogni cosa che pur vedo e non guardo
e a memoria ritrovo questi simboli andati
 quest’inutili oggetti
che mi porto più addosso d’un vestito da festa
Ho immagini in mente
da una nebbia sottile in un volo rischioso
  come uomo che cada
verso un chiudersi dentro
Sghembo fruscìo traversò la miasòrte
 pegno pagando per quello che feci
ed io sì lo ricordo

 a memoria ricordo di quel colpo tremendo
riconosco a memoria cosa sia quel colore
 rugginato dagli anni
trovo carte e cimeli
 insistendo a me stesso
quasi siano ormai d’altri
e come loro dell’ombre
Con addosso le nubi di un decollo al mattino
io nascondo la testa nell’imbuto del tempo
e “qui cadde Linke-Crawford” è sol segno fra segni
ed il sangue già mio si confonde negli occhi
come un lancio di dadi ai perdenti del sempre
 anche il tempo
anche il tempo che passa è sol segno fra segni
 come i gesti del falco
come quelli che feci
Come i tuoi “Non ricordi?” a cui invece m’aggrappo



Andrea Micolini - Libero

Non sono triste
Non sono felice
Sono viaggiatore in pensiero
Sono viaggiatore in cultura
Sono viaggiatore con il cuore
Con la vita
Con la mente
Con i piedi.
Non ho pensieri
a cui pensare
Non ho timori
A cui sottopormi
Amo, aiuto
Perché oggi
non è un giorno
Ma oggi è il giorno
Perché oggi sono libero
È questo che sono



Claudio Reverberi - Cashmere

Sono passato ieri e tu non c’eri
questa mattina sono ritornato
di te s’è visto solo il tuo bucato:
cosa accade?

Sei diventata imprevedibile, tu
casa e chiesa, irreperibile!
Ma dove passi le giornate
il tempo corre, il tempo vola
nella tua vita cosa fai da sola?

Io non ti posso abbandonare
alla deriva di un momento
per te farò un pedinamento…

Prima dell’alba già appostato
esci e ti seguo indifferente
tu insieme a tu, io trasparente
poco dopo sei già in coda
il mistero
già svelato: al cinquanta e più di sconto
il negozio già assediato…

Io pensavo ad una crisi
filosofica, esistenziale
o ci fosse all’orizzonte un mio rivale…

Dolce Amore
dentro ai Saldi
forse tu mi tradirai
senza averne l’intenzione:

solamente qualche istante
il tuo cuore ad un maglione…



Claudio Sgarbi - Hockey in cortile

Il gioco fu trasformato e si evolse successivamente in una specie di Hockey su prato, che proprio prato non era visto che il nostro cortile era disseminato di ghiaino, terriccio, buche e zolle varie a rendere sempre movimentato ed ostico qualunque gioco.
La lippa fu sostituita da una piccola palla di plastica rigida e la lappa fu adattata alle esigenze hockeistiche e trasformata in bastone piatto.
Uno dei tanti nostri zii, Marino, era falegname e costituiva per noi una preziosa risorsa come fornitore di materiale.
Inizialmente provammo con una palla fatta di stracci, ma non ce nera una che resistesse più di 5 minuti prima di sfaldarsi e decomporsi perdendo le caratteristiche di palla.
Passammo quindi ad una vecchia palla da tennis, ma questa rimbalzava troppo sulle irregolarità del cortile determinando un gioco frammentato e soprattutto fatto più di bastonate che di controllo e abilità; non c’era verso di riuscire a colpire né tanto meno di controllare quel piccolo oggetto sferico che sembrava farsi beffe di noi rimbalzando in modo incontrollabile e sgusciando fra piedi e bastoni.
Verificato che il numero e l’entità dei lividi riportati era superiore al piacere del gioco e della competizione cercammo una soluzione alternativa e la trovammo grazie ad  una palla di plastica rigida che non rimbalzava e che trafugammo da una confezione gioco di una nostra cuginetta.
Solo una mente malata poteva escogitare infatti l’invenzione di una palla che non rimbalzasse questa però rispondeva alle nostre particolari esigenze perchè consentiva un gioco “basso” e abbastanza regolare e veloce: avevamo inventato probabilmente la prima palla a rimbalzo controllato, antesignana di quella che arriverà 40 anni dopo sui campi di calcetto.
Pensandoci adesso, con il senno di poi, fu veramente un miracolo che nessuno di noi si facesse mai male in modo serio considerando la nostra sprovvedutezza tecnica e il nostro innato agonismo.
Oggi come oggi, tutte le volte che, colto da improvviso attacco nostalgico, provo a proporre alle mie classi il gioco dell’Hochey, pur adottando tutte le necessarie precauzioni, quali bastoni di plastica, superficie liscia e regolare, regole severe di ingaggio, palline che non rimbalzano, ciononostante è come fare una cambiale dall’incasso sicuro; prima o poi qualcuno smazzolerà un altro, prima o poi qualcuno impatterà la propria faccia contro un bastone e sarà un sopraciglio da cucire o un naso da tamponare.
Come facessimo noi ai nostri tempi proprio non lo so dire, o c’era qualche divinità cortiliva che ci proteggeva o eravamo più furbi ed accorti delle attuali generazioni adolescenziali o, molto più semplicemente, ci portavamo a casa botte e lividi senza farci eccessivamente caso.
Comunque anche questo gioco da cortile visse una notorietà a sprazzi determinata innanzi tutto dalla difficoltà di reperire palle di gioco adeguate poi anche dall’ostilità dichiarata delle nostre mamme perché se è vero che noi non facevamo caso più di tanto a lividi, tagli e  botte varie così non era per le nostre mamme, che cercavano in tutte le maniere di indirizzarci verso giochi più tranquilli e sostenibili da un punto di vista emozionale.



Elio Caterina - Amare ad oltranza

Amare ad oltranza, attraverso
tutte le nubi che nascondono
le labbra. Indossare il canto
della fontana solista, recando
nelle mani le ultime paure da lavare.



Fabio Meloncelli

C'era una volta tanto tanto tempo fa.......Dopo giorni di pioggia abbondanti come ora messo gli stivalini lucenti di gomma ci si recava ai maceri e dai fossi che vi confluivano.Portando un barattolo per riempirlo di acqua e girini,dopo un giorno si poteva vedere la loro crescita,affascinati. da questo li si riportavano nei fossi affinché divenissero rane.Si provava con un retino di pescare un pesciolino rosso e questo diveniva nostro compagno da accudire a volte per intere stagioni.Mentre si cercava di catturarlo si veniva distratti dal volo armonioso da lucenti libellule,dai salti tra l'erba delle verdi raganelle,dai cerchi in espansione provocate dal tuffo di rane disturbate.Voglio porvi questo ricordo affinché siate ancora certi che di sera bastava la luce di una lucciola per perdersi in sogni.Il futuro non si realizza senza la memoria del passato Un mondo integro pulito dove ancora si rispettava madre natura .Dove si sapevano le regole non scritte da rispettare per conservare questa nostra meravigliosa ma compromessa pianura padana.C'era una volta tanto tanto tempo fa.............



Francesca Lavinia Ferrari - LA TUA MENTE MI GIRA NELLO STOMACO

e non va giù.

Forse dovrei guardarti di traverso
passando il seno

o parlarti col sangue
che mi vieta ogni mossa

e mi rende ogni giorno
più folle di dolore



Giacomo Ingrami - estratto da "Le chiamavano terrone"

La domenica, dopo la messa ed il pranzo, era prevista la visita a Roccadaspide, il paese di Mafalda. Il trasporto era avvenuto col pulmino del convento. La distanza era di soli dieci chilometri ma la strada era tutta curve e molto dissestata. Arrivati sul punto più alto della strada era possibile vedere il paese nella sua parte meridionale. Risaltava il castello, costruito sulla vetta della collina con intorno tante case costruite sulle pendici. Il pulmino si era fermato in piazza 20 settembre. Da qui la visuale del castello era ottimale. Si vedevano le torri, alcune cilindriche ed altre quadrate. Si poteva notare che il basamento del castello era poggiato su roccia viva come pure tante case costruite li intorno. Una passeggiata in centro per vedere la chiesa della natività di Maria vergine, poi un breve tragitto verso la chiesa dedicata a Sant’Antonio da Padova a circa un chilometro dal centro. Raggiunta la chiesa, Mafalda aveva richiamato l’attenzione di Giorgio e di Don Giulio – Vedete, quella è la mia casa, vorrei farla vedere a Giorgio – Si trattava di una casa di campagna a poche decine di metri dalla chiesa. Il prete aveva dato il proprio consenso con l’impegno a tornare entro un’ora. I due ragazzi avevano percorso la breve distanza in pochi minuti. Raggiunto il cortile, lei si era avvicinata alla porta e dopo avere bussato, aveva atteso la madre. Di fianco allo stipite, sopra un contenitore destinato alla posta, campeggiava un cartello con su scritto” Famiglia Ciro Cocozza”. Poco dopo era comparsa una signora di bell’aspetto, anche lei alta come la figlia che aveva subito salutato – Buon giorno, vedo che sei accompagnata... – Mafalda timidamente lo aveva presentato – Mamma, si chiama Giorgio, è un ragazzo del nord che sta con noi a fare il ritiro. Volevo presentarlo a te, perché so che il papà sta in campagna …Questa è mia madre Sofia – Lui con la voce che a fatica gli usciva dalla gola aveva aggiunto – Scusate il modo ma non c’è molto tempo. Signora Sofia, ho conosciuto vostra figlia e mi piace molto, vorrei conoscerla meglio ma siamo distanti. Vorrei conoscere anche papà Ciro, ma se non è possibile in questi giorni, con Mafalda continueremo a scriverci e vorrei invitarvi a trovarci su a casa mia – Sofia era a sua volta imbarazzata e aveva aggiunto – Voi avete la faccia del bravo ragazzo. Parlerò con mio marito. È un po’ rude ma con un cuore grande e poi vuole troppo bene ai suoi figli, purtroppo sono tutti in campagna. Io sono a casa per preparare la cena ma anche per accudire tutti gli animali che teniamo: galline, maiali, capre, pecore e conigli. Teniamo pure due mucche, ci servono per trasportare le olive al frantoio col biroccio ma anche perché, col loro latte io faccio caciotte che una volta alla settimana porto da mia sorella che ha un negozio di alimentari a Carretiello, sulla strada principale. Stavo anche mettendo sott’olio un poco di verdure: melanzane, peperoni e carote che conserviamo per l’inverno – Giorgio aveva insistito – Mi dispiace che abbiamo poco tempo perché dobbiamo tornare con la comitiva. Spero di potere avervi ospiti a casa mia. Adesso dobbiamo andare, è stato un piacere – Mentre ritornavano verso la chiesa sempre con la mano nella mano, Mafalda lo aveva stretto a se poi aveva aggiunto – Sei stato molto bravo, penso che tu abbia fatto una bella figura nei confronti di mia madre. Adesso lei parlerà con mio padre Ciro, che si farà convincere a venire su al nord – Un tratto di siepe aveva favorito il loro abbraccio ed un bacio aveva siglato il loro accordo, di nascosto sia dalla mamma che da Don Giulio.



Giusy Stefani - Ho preso in affitto il sole

Ho preso in affitto il sole
sulle acque dell’inverno.
Le ali spezzate su quello specchio
gelido.
ho gettato il mio cuore dove
ne un Dio ne un Re possono
vederlo…
Ho preso in affitto il sole
si accende la sua luce,
sui frammenti di un attimo,
su ombre che non fanno
rumore, e parole sospese.
Ho sentito urlare il vento ,
forse deve
ritrovare un cielo.
Mentre il mondo continua
a dormire
Io rimbalzo su pareti
di ghiaccio
mentre cantano gli alberi,
e sono oroi rami tranciati
e ribelli.
Il tuono cade sulla pietra
nei giardini dei salici.
Il coraggio ha molti colori.
Su tanta bellezza, si può ancora essere
felici.




Jean Bassmaji - L'autunno ribelle

L’autunno è ribelle
rifiuta di abbandonare il trono
rifiuta di lasciare il posto alla primavera
prima di salutare la nostra felicità

Il cielo continua a piangere a dirotto
soffocando il timido sole
per la mia tristezza

I fiori gridano sofferenza
vogliono affacciarsi  in libertà
le gemme sui rami bloccate a metà
gli uccelli sugli alberi
afoni o in silenzio attendono un tempo migliore

Finalmente…
i tuoi occhi brillano
il tuo cuore  palpita
la mia tristezza svanisce

Tutto a un tratto
quando ci hanno visti  stretti… stretti
il sole si affaccia stiracchiando i suoi teneri raggi
il cielo ha  smesso di piangere
i fiori si asciugano le loro lacrime
gli uccelli provano le corde vocali
e le gemme si gonfiano con prepotenza

Esplode la primavera
per dare inizio
alla festa



Nerina Ardizzoni - I giorni

I giorni sono più lenti,
la nebbia rallenta i minuti,
il tempo impigliato nei centrini
è prigioniero nella casa.
Incubi senza emozioni
popolano cuscini di ovatta,
ombre tutte uguali
rincorrono stazioni lontane.
Mancano i pensieri,
mancano le voci.
Il tempo veloce della ingenuità,
della luce, dell'attesa dell'alba,
lo ricordo appena.



Oriano Tommasini - Libero

Libero, come le foglie al vento
che ondeggiano sui rami,
libero come i fiori, che nascono nei  prati,
e  come gli uccelli che volano nel cielo,
libero come il cuore dei bambini,
che attendono il nostro amore,
Libero come la neve che sceglie dove posarsi,
e come l’acqua che scorre in mezzo ai sassi,
libero dalle guerre e dall’odio dei potenti,
che opprimono la vita e incatenano le genti.
Libero di amare, di vivere e sognare,
di scegliere e guardare in faccia il futuro,
libero di correre sotto la pioggia e cantare felice,
di confondermi fra la gente, per sconfiggere la noia.
Libero pure di vestirmi di ogni colore,
cacciando via odio e dolore,
di stringerti fra le braccia
e con un bacio scaldare il tuo cuore.
Libero di accarezzare il vento,
per strappare un sorriso al mondo,
asciugando qualche lacrima,
donando a chi ha fame il pane.
Libero di urlare per abbattere i muri,
e saltare il cancello per guardare al domani,
libero di guardare il sole,
e di alzare la nostra bandiera.
Libero di raccogliere un fiore,
saperlo guardare e donar con amore,
a chi per essere libero ha dato la sua vita,
dal  pane alla croce… fu tutta salita.
Libero di lottare,  per essere libero.. di amare e sognare,
io voglio vincere nel nome della pace,
perché l’amore vince sempre,
quando il fucile tace.



Roberto Roganti - E poi io sono razzista
(a Bright, deceduto nel 2017 dopo aver ottenuto il permesso di soggiorno)

Alto magro
dinoccolato
nero...
Occhi grandi
occhi strani
occhi impauriti

L'ho notato
mi ha colpito
abbiamo parlato
in inglese

E poi io sono razzista

Gli ho fatto un regalo
speciale
Hallo Bright
I've a present for you
gli ho messo un libro in mano
il mio libro di poesie

I want you to be able
to learn italian
so you can read
my words

E poi io sono razzista

L'ha preso
L'ha aperto curioso
L'ha rigirato fra le mani
con le nere sottili lunghe dita
Stranito
mi ha mostrato la dedica
interrogativo
analfabeta

To Bright
black guy
tall guy
sad guy
lost in a foreign country

E poi io sono razzista

La commozione
ci ha gonfiato gli occhi



Roberto Vezzelli - Usciamo dalle bocche di porto

Usciamo dalle bocche di porto
Verso isole vicine
Lo zaino blu
Appoggiato sulla panca
Umida
d'acqua salata
Ed alcuni libri sottili
Dopo l'approdo
Cercherò' il pino
Oltre la prima insenatura

sul sentiero polveroso
Ritrovo le erbe ingiallite
Il profilo di punta corvo
A levante
Le apuane
Imbiancate
Dal lavoro di secoli
Generazioni di cavatori
Sui fianchi ripidi
Scolpiti di fatica

L'uomo dell'estate trascorsa
Porta ancora la piccola fiocina
Fuma una sigaretta
Appoggia l'asciugamano grigio
Sui rami bassi
Guarda verso il largo
Passeggia
Dall'ombra alla riva
Lentamente
Non parliamo

Abbiamo tempo

Dalla vecchia cava
La costa si impenna
Rocciosa e a picco
Violenta
Sul blu profondo
Inquietante

Lontane voci

Donne nude sugli scogli
Ferite da raggi impietosi
Disegnano
Miraggi di Sensualità e desiderio
Ombre
D'Amore sospeso
astratto
Inconsapevole
Bevo acqua ancora fresca
Da una borraccia di plastica
I pensieri si increspano
Un gallo nel cerchio
Paga il suo prezzo
Appeso all'asta della tenda

L'ora s'addensa
napoletani in gita
Affollano il traghetto
Impastandolo di risate
Profumi di creme solari
Dai nomi esotici
Imprevisto stagionale
Nell'inedia di fine giorno

Isole ed isole

Non cerco un senso
Ora non serve
Il sole veleggia sull'acqua
Sciogliendosi
In scintille argentee
Dal piccolo molo
Allo stretto

Leggo
Racconti di pianura
E la cronaca di una discesa del po'
In canoa
A puntate
Sul quotidiano abituale

non riesco a spegnere
Le braci
Di ribellione
The brave
la nuova lama di parole
Resta piegata
Quieta
Tra le pagine di un vocabolario
Consunto
Qualcuno Mi pone domande
Al telefono
Sulle scuole di formazione politica
Degli anni 70

E' venerdì
La voce di un amico
Mi dirà
Di una agonia che finisce
Dopo mesi tribolati
La stagione sta virando



Rosario Castronuovo - Antonia

dall'angolo del camino guidi il tuo regno
la sedia bassa il trono,
anche se fuori tuona la tempesta
il vento strappa i capelli al bosco
e l’universo, spaventato si nasconde,
c’è calma nella tua casa
alla sorgente della pace
il tuo sorriso s’irradia
e accoglie



Simona Gulluà - Destini

In un tempo ormai lontano
amavo di te ogni pensiero
un’illusione il tuo amore
ma eri un sogno troppo vero.

Il mio ingenuo cuore
era ancora poco aperto
ma di certo a quell'età
segue sempre chi più esperto.

Alla fine ci si allontana
non per volere
ma perché la vita
ti cambia senza sapere.

Tutto in fretta passa
io ho saputo aspettare
e tanto ti ho cercato
senza smettere di sperare.

Ora che ci sei di nuovo
ti terrò per mano
in questo nostro tempo
nulla passa invano.



Stefano Benati - Un bacio nel vento

Sento forte il rumore
del respiro del vento,
si insinua nei pensieri
accarezza le pareti del tempo.
S’infrange nei muri
costruiti dalla mente
poi si calma, si quieta
e addolcisce le nostre speranze.
Mi ritrovo nel suo riposo,
nel suo soffio leggero,
gli affido un bacio
affinché lo porti da te,
dove ho lasciato il cuore.



Vanna Bassoli - Passerà

Passerà questo Natale senza senso
di luci fuori e buio dentro
di stelline brillanti e di animi spenti
di pance piene e di cuori vuoti
di occhi scintillanti alle luci e ciechi alle lacrime
da mani che porgono doni fredde di indifferenza
di illusioni svanite
di illusorie speranze
di auguri profusi
di mali diffusi
di anime spente
circondate di luci.
Passerà!