venerdì 2 giugno 2017

NOI SCRITTORI VII



Alberto Rizzi - NEUTRO E IMPOSSIBILE

Adesso sono qui. Da un po’ di tempo sono qui, per la verità.

A proposito di tempo, qui ti fanno perdere il senso anche di quello.

Non è necessariamente un male: capisci così che in fondo il tempo è una faccenda personale; ho imparato a usare i battiti del mio cuore, il numero dei respiri, per contare il tempo.

Qui fanno perdere il senso a molte cose: ai ricordi, tanto per cominciare; o ai colori. Cioè, ci provano: che ci riescano o no, dipende da te.

Oggi ho riso tanto; ho riso tanto e loro non capivano.

Tutto bianco: bianco attorno, vestito di bianco su un letto bianco. E gli uomini che vanno e vengono – a numero di battiti del cuore o di respiri precisi – anche loro sempre vestiti di bianco.

Questa notte urlavo in silenzio, urlavo dentro tutta la mia rabbia per il tempo marcito qui, strappato alle mie cose care, alle cose alle quali tenevo e inchiodato a questo luogo neutro, urlavo a Dio, urlavo all’Universo tutto. Urlavo dentro di me quelle storie che ti raccontano da bambino sull’angelo custode, su quei santi che affrontavano pericoli orrendi e venivano regolarmente salvati da un angelo, appunto, dall’intervento di Dio.

Oggi ho riso tanto.

Vaglielo a spiegare, a quegli schifosi tutti vestiti di bianco, come sia possibile che a un uomo da quattro giorni con la camicia di forza addosso, compaia lungo tutto il corpo una striscia color verde speranza…



Andrea Micolini - La voce del vento

Ed eccolo ancora
quel rumore
veloce, mistico
viaggiatore in culture.
Una speranza, una storia
diversa
una passione, un amore
diverso
esso ci porta.
Questo è il vento
debole o forte
lento o veloce.
Un'emozione della natura.



Claudio Reverberi - Pianeta donna 

Donne di carta, cerebrali
che trovan sempre nuovi mali
da indossare

donne in carriera
labbra strette da scadenze
sentimenti
in cassaforte fino a sera

donne di plastica e lustrini
barricate sul mascara
per cervelli ragazzini
da plagiare

Donna che ti ritrovi in fila
per entrare nel duemila
cambierai
il tuo viso, il tuo ruolo
non cambiare
il tuo modo di essere donna…



Claudio Sgarbi - Lettera a una mamma
(prima che sia troppo tardi)

Cara Signora Mamma,
mi scusi se mi rivolgo a Lei in modo così inusuale, ma vorrei provare a ragionare con Lei su un tema che mi sta molto a cuore, l’educazione dei ragazzi , e in particolare, l’educazione indotta da esempi e da valori condivisi nel mondo sportivo.
Proprio perché l’ho vista domenica scorsa sugli spalti accalorarsi in modo così veemente, mi sento quasi in dovere di rivolgere, non solo a Lei, ma a tutte le mamme di quei bimbi che si affacciano al mondo dello sport,  un appello  proprio a difesa di quella ragione che presumo abbia momentaneamente smarrito travolta da quella passione che Le ha fatto dimenticare quei valori connessi all’educazione e alla formazione dei ragazzi. 
Ritengo urgente e doveroso fare un tentativo per ricondurre lo sport a quelle che sono le sue ragioni fondanti, prima che sia troppo tardi!
La palestra è un campo di gioco dove i ragazzi, giocando, imparano a confrontarsi e a misurarsi coi propri limiti, ma è anche un campo educativo estremamente importante dove si imparano alcune regole che se ben assimilate valgono per una vita intera.
La prima avvertenza riguarda la “giusta distanza” fra i ragazzi e i genitori.
Non c’è bisogno di essere laureati in pedagogia per capire un concetto banale e semplicissimo: ogni genitore tende a proiettare sul figlio le proprie aspettative in modo più o meno lecito.
Ogni ragazzo ha però il diritto di giocare e di crescere in un cortile libero, una zona franca libera da condizionamenti e da intrusioni inopportune: in altre parole deve imparare a correre con le proprie gambe , senza il supporto di stampelle fornite da altri!
Quando una famiglia porta un ragazzo in palestra a fare qualunque tipo di attività sportiva compie una scelta determinata dai più molteplici e svariati motivi, ma in ogni caso consegna il proprio figlio ad un campo educativo e sportivo esterno rispetto al mondo familistico.
Penso che qualunque genitore si aspetti di trovare un ambiente accogliente, che possa fornire strumenti per imparare a giocare e che possa avvalersi di personale tecnico educativo con  buone competenze.; in altre parole …non mi piacerebbe che mio figlio venisse affidato a un delinquente ubriaco o tossicodipendente, né tantomeno che avesse come allenatore un violento o un pedofilo.
Occorre un minimo di cautela nell’affidavit educativo, ma, una volta data, questa fiducia non può essere tolta a cuor leggero, i genitori si dovrebbero distaccare e non dovrebbero interferire invadendo il campo delle competenze altrui!
E’ notorio e risaputo che tale maleducazione è fortemente abbarbicata all’interno delle società sportive di calcio, ma ci sono alcune circostanze che spiegano tale malcostume.
Innanzitutto le aspettative di successo da parte dei genitori sono veicolate anche dalla speranza economica, illusoriamente fornita dalla nostra società mediatica viziata da una mancanza di cultura sportiva ; secondariamente bisogna dire che essendo il calcio lo sport più popolare dell’italica nazione tutti quanti si sentono competenti come e più del commissario tecnico della nazionale…e infine…il quadro tecnico degli allenatori e dei tecnici è abbastanza disomogeneo e non è raro trovare allenatori in campo che dovrebbero essere allenati a loro volta nel campo educativo! 
Per quanto riguarda la pallamano invece, le prime due motivazioni proprio non esistono perché non c’è e non ci potrà mai essere una aspettativa di ritorno economico all’interno del nostro piccolo mondo e nello stesso tempo i genitori impiegano come minimo qualche mese o qualche anno prima di comprendere i misteri del gioco e del regolamento e questo aiuta a lavorare tranquillamente coi ragazzi, ma a condizione che si sappia lavorare, che si sappia insegnare il gioco e non la rissa.
Ultimamente mi è capitato in più di una occasione di rimanere basito di fronte alla truculenta veemenza di alcuni genitori che solo per il fatto di essere in tribuna e di avere i propri figli in campo si sentivano autorizzati a lasciarsi andare a comportamenti del tutto inadeguati e incivili.
Sarebbe troppo facile bollarmi come presuntuoso moralista, anche perché non voglio ergermi a giudice di nessuno,…(se qualcuno vuole continuare lungo la cattiva strada… che si accomodi), ma vorrei solo fornire una risposta proprio a Lei, cara signora, che l’altro giorno, presa dal raptus della passione, urlava senza alcun discernimento offese gratuite fornendo uno spettacolo non propriamente educativo.
Probabilmente la scarsa pallamano alla quale ha avuto la disgrazia di assistere fino ad ora le fornisce un quadro di riferimento ingannevole, Le posso assicurare che la partita che ho avuto la sfortuna di arbitrare l’altra domenica aveva ben poco a che fare con la pallamano, da una parte e dall’altra sono state applicate tecniche più consone alla rissa da bar a Caracas piuttosto che tecniche di gioco ed è solo per questo motivo che mi sono permesso di suggerirle di non lamentarsi dell’arbitraggio , ma piuttosto degli allenatori-educatori delle due società in campo in quel momento…tra l’altro con bambini di 11/12 anni…tanto che mi viene da dire..”ma che pallamano gli hanno insegnato?”.
Ci sono troppi campi dove si fa ancora  della “cattiva” pallamano”…e non mi riferisco alla qualità tecnica del gioco espresso in campo, ma ai valori di sportività disattesa, alla giocosità sottratta ai bimbi a favore dell’inoculazione di sterile, bieca e stupida cattiveria agonistica. 
Mi ricordo che già  vent’anni fa esistevano campi sui quali si andava a giocare molto malvolentieri perché godevano già di tale fama, poi piano piano scomparvero, non i campi e le squadre, ma i tecnici, gli allenatori, i genitori, i dirigenti, sostituiti da nuove leve generazionali fortunatamente più inclini al gioco della pallamano che alla rissa da bar.
E così, in tutti questi anni ho visto migrare la “cattiva fama” di pari passo in base agli spostamenti dei “cattivi maestri”.
Penso che una buona Società Sportiva venga identificata più che dal numero delle vittorie in campo, dai buoni comportamenti dei propri ragazzi, dei propri tecnici, dei propri dirigenti.
A nessuno piace perdere! Questo è un assioma dal quale non si può derogare e col quale bisogna fare quotidianamente i conti, ma bisogna anche, prima o poi imparare ad accettarla questa benedetta  sconfitta, bisognerà anche che i nostri ragazzi imparino a giocare, a lottare, a combattere se volete, accettando il fatto che l’avversario di turno è comunque un compagno di gioco: l’avversario non è il nemico da demonizzare, ma il compagno di giochi che, terminata la partita, casomai, viene con te in pizzeria, oppure te lo ritrovi in albergo durante uno stage di allenamento.
Non c’è spettacolo più brutto di quello di vedere certe forme di esaltazione fuori misura, degne più di uno studio antropologico sulle bizzarre anomalie della natura umana, che di qualunque altra considerazione o commento. 
Spendo queste poche righe perché penso che in tanti anni di “campo educativo” mi possa essere attribuita una certa credibilità in questo settore e se dico quello che dico non è certo per recriminare o giustificare una sconfitta, né tanto meno per inveire e offendere, ma solo per richiamare al gioco coloro che sono usciti dal giusto campo e sono andati in un cattivo campo!
Ci stavamo abituando alla normalità di alcuni derby che, dopo avere vissuto tante stagioni agonisticamente demenziali, sembravano essere diventati finalmente partite come tante altre, anzi più belle, proprio perché i ragazzi erano tutti amici fra loro e la normale rivalità agonistica che si accendeva in campo , si spegneva al termine della partita fra abbracci e sorrisi ; una pallamano bella da vedere e da giocare, prima, durante e dopo!
Ultimamente abbiamo di nuovo rivisto il seme dell’odio e della stupidità, in una partita fra bambini di 10 anni, e fa paura pensare che ci siano degli educatori ad ispirare tali forme belluine di violenza e che ci siano dirigenti disposti a tollerare tale stato di cose!
La vittoria sportiva è qualcosa di più del risultato numerico di gol fatti e subiti e , senza voler fare del De Coubertinismo a buon mercato, mi sento di poter affermare che i risultati di un settore giovanile si misurano, più che dalle vittorie sul campo, dal numero dei ragazzi che riusciamo a non perdere per strada, dalla condivisione di una volontà comune, quella di fare squadra.
E vorrei ricordare a tutti gli addetti ai lavori che una squadra sportiva (almeno secondo la mia filosofia di vita) non è un’azienda che deve produrre vittorie, ma viceversa è una comunità dove si vivono e condividono valori etici e sportivi che partono dalla gioiosità del gioco per arrivare al sacrificio della preparazione, alla continuità e all’applicazione degli allenamenti sportivi.
Vorrei ricordare che di fianco alle vittorie ci stanno spesso le sconfitte, tappe inevitabili per la formazione e che bisogna sapere riconoscere e accettare errori e debolezze, nostre ed altrui per poterci fortificare e crescere sia sportivamente che umanamente!
Quando si assiste a certi spettacoli di degenerazione sia sugli spalti che sulle panchine, sia in campo che fuori campo, perdiamo tutti.



Elio Caterina

Ritorno in questa piazza dal profumo antico
dove l’agonia dei padri e dei figli
si mescola nel passeggio domenicale.

Sfioro la mia gente dagli occhi scuri 
come i capelli delle donne. 

Un muratore di sentimenti 
vorrei essere, per sistemare 
lo sconforto di questa valle.

Ma mi trascino arrossendo
e giro un film in bianco e nero,
una piena mai finita, una fuga
tra radici che non so lacerare.



Fabio Meloncelli

Cuba. Poi a coda bassa ti nascondevi sotto la sedia, nessun rimprovero, ma un repentino cambio d'umore. Eri strana dalla mattina, non c'era tra noi la solita comunicazione, nessun gesto espansivo, orecchie abbassate.  Quasi a ricordarti di essere nata femmina ed a volte a fare i capricci. Presi il tuo musetto tra le mani e dolcemente ti accarezzai, pian piano riprendevi la vita,se mai l'avevi sol ora persa.



Francesca Lavinia Ferrari - FACEVAMO L'AMORE COMUNQUE
fra foglie morte e germogli di tarassaco
scansando qualche sasso per baciarci le caviglie.
Sulle dita nodose
lo facevamo in previsione
che non soffiasse vento l'indomani
perciò lo facevamo lontano
dai nostri armadi
pieni di fossili e insetti
e spesso
lungo l'estate diradata
dall'indesiderato
freddo.
Scese sempre pioggia calda
a graziarci il cammino



Giacomo Ingrami - Grazie ragazzi  (del secolo passato)

La mia generazione, sempre malcontenta
sempre più convinta che non vada bene niente
perché d’accontentarsi non vuol sentir ragione
e vuole abbandonare ogni tradizione.

La mia generazione pensa all’apparire
e senza cognizione, spende nel vestire
nelle grosse macchine e nel cellulare,
e si trova sempre piena di rate da pagare.

Ma se penso a mia nonna,
che tira la sfoglia,
con tanta di quella voglia 
che fa meraviglia.

E se guardo quell'uomo anziano,
coi capelli color argento,
che coltiva il suo orto 
ed è sempre contento.

Grazie ragazzi, del secolo passato,
grazie per tutto ciò che avete dato,
dovremmo imparare dalla vostra umiltà
venire un po’ a scuola per capir come si fa 
il vostro esempio vorrebbe seguito.
Grazie ragazzi del secolo passato.



Jean Bassmaji - Il Primo Pensiero

Guardo il fondo del mare
guidato dai raggi del sole 
alla ricerca dei tuoi pensieri
ascolto tra gli echi della montagna
il ritorno delle tua melodia  
affido i miei desideri al vento 
per confondersi con i tuoi desideri
offro i miei ricordi alle onde del mare 
per danzare con i tuoi ricordi
confido i miei segreti al buio delle notte 
per incontrarti nei miei sogni
cercherò all’alba la rugiada 
per sentire il sapore delle tue labbra
depositerò i miei anni sulle ali del tempo
che ha scolorito
i miei capelli



Nerina Ardizzoni - Rosa di sangue

Lo scoppio è vicino,
morbido come solo gli agnelli,
lontana la fonte a cui attingere acqua.
Le tue piccole mani giocano con i sassi,
inventano giochi per il fratellino,
accarezzano una bambola,
ora immobili, attendono.
La polvere della vendetta
esplode nel vociare dei venditori,
non ci sarà perdono
per un altro dio. 
Il tuo cuore a brandelli,
privato anche dell'urlo,
sboccia, rosa di sangue,
sulla piazza del mercato.



Roberto Roganti - Tutti i colori del mondo

Protendo le braccia al cielo
con le mani abbranco le nuvole
vi puccio le dita e le trascino verso di me
divoro il manto turchese in un sol boccone
risucchiandolo e scoprendo la volta stellata

Provo a leccare via le dorate briciole
mi ustiono la lingua con la bollente via lattea
cedo a un impetuoso inconsulto conato
libero la gola dall'etereo fardello celeste
rigettando sul buio più buio

tutti i colori del mondo



Roberto Vezzelli

Gli occhi escono dal buio
Incontro al giorno
La stanchezza del cammino
Resta un ricordo
Attraversi di nuovo la radura
L’àstore ti scorgerà
Tra i rami
Respiro affannato
Cuore silenzioso
Tracciando la via
Sulla neve vecchia
E dolce affacciarsi sul cielo
Cucire i pensieri
Alle nubi vaganti
Un filo rosso ed un filo rosa
Chimere incontrate ogni notte
Ai piedi della quercia madre
Vorrei udire l’eco che accompagna il fiume
Ballare
Il giorno di Sant’Antonio
Un fazzoletto al collo
Nel paese bere il vino aspro
Fisarmoniche a festa
Una sola volta ogni anno
Usanza antica
Alle falde dell’Alpesigola
Scendere al ponte
A piedi scalzi come bambini
Scoprire gli amanti
Nascosti nell’erba
Luce serale
Vesti fiorite
Sbocciate a marzo
Oltre vetri sottili



Rosario Castronuovo - Teresa

Ai fidanzati soldati
con la penna, il cuore 
e le parole di mia madre 
scrivevano Teresa, e le donne
ai loro mariti inghiottiti dal mondo

“Parlagli come vuole il cuore
di vossignoria” le chiedevano
fiduciose la rispettavano:
regalava belle parole 
a uomini lontani
dopo tanti anni ancora ricordano
cambiano percorso e passano
per un saluto alla sua casa,
la riveriscono con sporte 
di ringraziamenti di terra

lei per ricambiare,
mentre si sazia di sole 
uncina filo immacolato, 
regala centrini di fiori, intrecci 
di foglie con putti e farfalle



Simona Gulluà - Maldicenza

Quante parole buttate al vento
feriscono il dono della sensibilità
vipere che vomitano sentenze
l’invidia fa da padrona sempre.
Saccenti  lingue biforcute
imprimono odio nel tono di voce.
A volte sono maschere gentili
ma ingannano i cuori
cercando di screditare 
ciò che non potranno mai diventare.
Le ferite inflitte restano sulla pelle
di notte le accarezzo per non scordare
le buone intenzioni di chi mi ha fatto male.
Pagliacci nella vita 
vigliacchi nell’anima finta
vedo sguardi abbassati per vergogna
evitare i miei 
la vera gogna.



Stefano Benati - Una fetta di luna

All’imbrunire quando la luce del giorno si spegne      
e il buio con le sue paure, grigie sfumature dell’anima,
raccoglie timori e pensieri tristi…
sento più forte che mai il bisogno di te.
La mia mente improbabile macchina del tempo     
rincorre un passato con te… scritto per altri,
nell’assurdo desiderio di cambiare
tutto ciò che irrimediabilmente è stato.
E così in questa cupa notte, rallegrata da poche stelle,      
altro non posso fare che piangere     
mentre ammiro nel cielo la luna nuova      
iniziare il suo crescere nello spazio infinito.     
Altro non ti posso donare che ogni attimo dei miei pensieri 
E magari quella piccola e incantevole “fetta di luna”,     
piccola come è stato il tempo più bello della mia vita
quello breve ed intenso trascorso insieme a te.



Vanna Bassoli - La macchia

Sentimenti aggrovigliati 
in fondo al cuore,
Matasse di pensieri nella mente,
Parole come fiumi in piena.
Poso la penna sul foglio
Una goccia d’inchiostro scende,
si dilata, allaga tutto,
copre pietosamente
i miei tormenti.