martedì 13 giugno 2017

Flavio Almerighi - Sei lezioni di recitazione

di Alberto Rizzi

Flavio Almerighi è nato a Faenza il 21 gennaio 1959. Sue le raccolte di poesiaAllegro Improvviso (Ibiskos 1999), Vie di Fuga (Aletti, 2002), Amori al tempo del Nasdaq (Aletti 2003), Coscienze di mulini a vento (Gabrieli 2007), durante il dopocristo (Tempo al Libro 2008), qui è Lontano (Tempo al Libro, 2010), Voce dei miei occhi (Fermenti, 2011) Procellaria (Fermenti, 2013), Caleranno i Vandali (Samuele, 2016). Storm Petrel (edizione bilingue di Procellaria, Xenos Books Los Angeles 2017). Si onora di far parte del Gruppo Neobar.

Sei lezioni di recitazione

Occhiali scuri d’ordinanza,
abitino fucsia e pelle d’oca
su cosce diversamente levigate.
La gente si muove soltanto
per poterti dire - cercami!
Dalle panchine i marziani,
unici soqquadri pericolosi,
coi pantaloni bagnati
guardano non si sa cosa.

Abituatevi a pensare
tipo - vivo sul fondo
di una ciotola di morenti
non - tanto a me non capiterà
oppure - prego lasciate prima
che si laureino i miei figli.
Un percussionista acustico
sottolinea discreto parole
di Ray LaMontagne, chitarra.

Copiare la realtà, farne l’autopsia
non è bellezza - certo fa caldo,
giusto per conversare
vista la malapolitica,
i campionati finiti
i prossimi lontani,
e nella calma, contratto in prova,
la barba cresce,
tacciono i ricordi di famiglia.

Mi sposerò presto, ma se gradite
il mio culo è un’acquasantiera,
molti morenti cercano
posti in piedi pur di restare fermi.
La cosa migliore
è inaugurare la stagione
cercando di azzeccare
il colore degli incisivi
dietro labbra ermetiche,
farci su la scommessa
vincerla.

In questo momento nidiate di attori,
fitte come cavallette in tour,
stanno osservando fondamenta
appena riportate in luce
di un’antica torre civica.
Fingono stupore – ma mioddio
pensavo fossero più in là,
ripetono all’unisono,
poi – passami un’acciuga.

Concludendo.
Il metodo Stanislavskij
il tanto un tempo in voga
actors studio
hanno confuso più di una troupe
al punto tale da far sentire
protagonisti i figuranti, e poeti
gli ignoranti di ritorno.
Una colf sa lucidare il tramonto
molto meglio dell’autore
che non sa da dove torna.
Così deve essere.
Quando il mondo è ostrica
e tu, un tenero armadillo.


Premesso che il solo fare Poesia è già “atto civile”, chi ne scrive si può suddividere in due categorie: gli autori che pescano il loro sentire dalla propria interiorità, eventualmente proiettandola anche all’esterno; e quelli che - con la pietà che si addice a un sismografo – fotografano la situazione della società nella quale vivono, restituendola ai lettori: poeti questi ultimi che per questo meritano - a prescindere dalla riuscita del loro tentativo - la qualifica di “civili”.
Flavio Almerighi è fra di loro di sicuro, una delle voci a mio parere più importanti espressesi in questi ultimi quindici anni. Fulminante nell’accostamento di immagini, mai disposto a fare sconti a chi ha scelto di rovinare la propria vita (e indirettamente la nostra), abiurando alle qualità che un Uomo dovrebbe invece coltivare, scevro da ideologie; peculiarità, quest’ultima, molto difficile da trovare, almeno al momento: visti i condizionamenti mentali che due secoli di Positivismo e Illuminismo hanno saputo confezionarci addosso.
Lo aiutano in questo suo operare – del quale l’inedito che apre questa rubrica è ottimo esempio – una non comune lucidità scrittoria, grazie alla quale raramente ha cali di tensione: tanto nella singola poesia, quanto – cosa più difficile ancora – nella durata di un’intera raccolta.
Se mi è permesso trovare un neo nella scrittura di Flavio Almerighi (cosa antipatica, ma pur sempre pertinente a chi presenta autori anche di vaglia), direi che manca almeno alla maggior parte dei suoi componimenti un indizio di ripartenza, un suggerimento al come uscire dalle situazioni con tanta lucidità denunciate: ma da questo punto di vista trovo che – grazie agli ultimi versi – “Sei lezioni di recitazione” sia una felice eccezione, oltre che un eccellente esempio del suo attuale modus operandi.