martedì 27 giugno 2017

Luigina Bigon - Notturno londinese

di Alberto Rizzi

Nasce a Padova, dove risiede. Ha svolto attività nell'ambito della progettazione dell'ornato artistico dell'Alta Moda della calzatura femminile. Sue creazioni sono esposte nella Saletta Egizia del Museo della Calzatura d'Autore di Villa Foscarini Rossi di Stra (VE).
Dedita anche alla poesia, ha pubblicato le raccolte “Barattare Sogni”, Clessidra 1989; “Lucenenèra”, Maseratense 1995. “Cercando O”, Panda 2001 e “Diacronicità, ponte Sottomarina / Cina”, Cleup 2009, entrambe tradotte in inglese da Adeodato Piazza Nicolai. Ha ideato e curato “Vajont, Padova e i suoi artisti”, Imprimenda 2003, e altre antologie. È membro direttivo del “Gruppo letterario Formica Nera” e del “Gruppo poeti Ucai” di Padova, di cui è stata fondatrice nel 1989.
Suoi testi sono stati pubblicati sia in riviste nazionali che americane quali Gradiva, Foro Italicum, Celsea; in particolare la raccolta “Cercando O” ha trovato spazio su Poetry.


NOTTURNO LONDINESE

Questa notte Londra è più lugubre del solito
con quei suoi angeli neri,
li ho visti volare dappertutto
poi scendere con il paracadute.
Le sirene gridano lungo le corsie di sinistra
le auto saltano sui corpi morti degli sbirri,
un ton-ton che sferra l'asfalto
e lo ingrigisce più delle catene.
È un labbro opaco che si sporge
una carezza di corvo l'ala
un gracchio di rana il canto.
Le auto roteano incurvandosi
insieme alle bow windows vittoriane
un barocco quasi quasi cimiteriale
con i giardinetti pieni di sterpi
e cose vecchie. Londra dei gentelmen
riposa sontuosa intorno a Piccadilly Circus
là dove tutto è massimo fulgore, ma qui
in questo quartiere riposa il terzo mondo
che ancora sorride e fa pena.
Chissà dov'è la verità, forse a Brixton
insieme agli afro così poveri, ricchi di dignità.
Anche la mano si è fatta nera, fa paura.
La testa si sgretola come un vaso di cotto
il corpo si ritrae istintivamente.
La notte è lunga.


Ci sono diversi livelli di percezione, ai quali un poeta può attingere per descrivere qualunque soggetto, ivi compresi i luoghi fisici. Ma una capacità tutta particolare, che con questa lirica Luigina Bigon dimostra di avere e padroneggiare, è quella di far emergere dal luogo scelto, grazie alla propria sensibilità e al proprio mestiere, immagini stranianti rispetto al come una persona qualsiasi potrebbe viverlo. È una capacità non comune, una di quelle che fanno la differenza tra chi è poeta e chi “semplicemente scrive per esprimere se stesso” e che ha bisogno, per essere efficace di venir dosata con equilibrio all’interno del testo; qualità che, in “Notturno londinese”, Luigina Bigon dimostra di possedere e saper usare a modo.
La Londra che Luigina Bigon ci descrive (o ci ricostruisce), dunque, è allora in sintonia con il degrado della società che la abita; ed entra talmente in collisione con la sua sensibilità da costringerla a ripiegarsi, alla fine, in se stessa. E se la poesia – come ogni forma d’arte – si crea per contrasti, questo scontro di “normali” istantanee e di versi in qualche modo surrealisti crea una lirica a suo modo perfetta.