martedì 25 luglio 2017

Adrian Rogoz - Pianeta Morphy



Presentazione 

di Gianni Montanari

Vediamo di scoprire subito qualcosa sul conto di Adrian Rogoz: nato in Romania nel 1921, studi filosofici e poi passaggio al giornalismo, dopo la pubblicazione di alcune poesie; autore di drammi e traduttore di poeti (Hölderlin, Rilke, Rimbaud, Poe), nel 1955 diventa curatore di Colectia Povestiri Stiintfico-Fantastice, una rivista quattordicinale pubblicata come supplemento ad una celebre rivista di divulgazione scientifica, Stiinta si Tehnica. La rivista ancora curata da Rogoz rappresenta l’unica pubblicazione in tutti i paesi socialisti che sia interamente dedicata alla letteratura fantastica; come autore, Rogoz produce molti racconti e diversi romanzi brevi, oltre ad un enorme e problematico romanzo di oltre 500 pagine, Omul si Naluca (L’uomo e il Fantasma). Sposato con una scrittrice di fantascienza, Viorica Huber, autrice fra l’altro di una biografia dell’autentico Dracula; ha vinto la selezione nazionale per il miglior racconto rumeno presente alla prima Eurocon di Trieste (1972), ed è stato tradotto in Germania, Olanda e Stati Uniti.
Il romanzo che Galassia presenta in questo numero è ancora una volta una piccola-grande scoperta, portata a termine grazie all’aiuto e al suggerimento di Lino Aldani, che per primo ha scovato il romanzo; spinto dalla stessa passione comune a Rogoz, gli scacchi, Aldani si è subito accorto che Pianeta Morphy si imponeva in una traduzione italiana ed ha collaborato alla sua stesura. E qui giungiamo alla prima particolarità dell’opera, ovvero la sua profonda permeazione con il gioco degli scacchi. In questo campo abbiamo alcuni precedenti, come La scacchiera di John Brunner (Urania n. 512), Incubo a 64 caselle di Fritz Leiber (Robot n. 1)1, L’odissea del superuomo di Charles Harness (Galassia n. 112) e pochi altri, ma l’ispirazione scacchistica di Rogoz sembra occupare in ogni pagina del libro un posto a parte; non si tratta soltanto di nozioni o di suggerimenti che qualsiasi discreto esperto saprebbe fornire, ma di una vera e propria visione che informa tutta l’ossatura della storia e i suoi stessi contenuti.
A questo punto si può accennare alla seconda particolarità dell’opera, che risiede appunto nella sua storia; se qualcuno di voi teme di trovarsi dinanzi un gravoso esempio di certa narrativa fantascientifica russa o dell’est, caratterizzata da lunghi ditirambi propagandistici o puramente scientifici, cambierà idea dopo la seconda pagina. Se volessimo applicare dei criteri di giudizio troppo spesso ritenuti riduttivi, potremmo facilmente dire che Rogoz utilizza con abilità tutti i moduli della più classica space-opera americana, piegandoli alle proprie esigenze. Abbiamo un ragazzo nato nello spazio, su una astronave che fa la spola fra mille mondi ormai colonizzati dall’uomo, in una società galattica che ammette pirati spaziali, alieni proteiformi e perfino la velocità iper-luce; ma al tempo stesso abbiamo un ragazzo
1 Pubblicato da Bluebook nell’antologia Tutti i pedoni del Re (n. 96). (N.d.R.)
dotato di un’abilità straordinaria con gli scacchi, un vero e proprio mostro di natura che si interroga sul reale valore di questa sua spettacolare imbattibilità e si mette alla ricerca di una prova – una sola sconfitta – che lo faccia sentire un essere umano come gli altri.
Come nascono le leggende? Questo potrebbe essere un sottotitolo esauriente per il romanzo di Rogoz, soprattutto in vista del finale a sorpresa... ma l’opera possiede anche altri elementi di fascino, troppi per poterli elencare in questa sede ristretta. Lasciamo ai lettori il piacere di scoprirli, verificando di persona che la fantascienza europea ha ormai poco da invidiare – certe volte – a quella d’oltre Manica o oltreoceano. Controllate anche la vostra conoscenza degli scacchi, visto che ci siete, e fate tesoro delle note (che non sono poi un migliaio, come si lamentavano in composizione) inserite da Aldani o dall’autore. Potrebbero servire magari a farvi innamorare degli scacchi, se già non li conoscete.