giovedì 27 luglio 2017

Franco Bulfarini

Franco Bulfarini ha coltivato l’arte come passione fin da giovanissimo, pur laureandosi poi in materie giuridiche, non interromperà mai il suo legame con il mondo artistico che gli appartiene intimamente.
Nato a Ravarino (Modena) il 9 Ottobre 1957, si avvicina alla pittura dall’età di 9 anni e si occupa di critica d’arte dalla fine degli anni ‘90, collaborando con associazioni, gallerie, giornali e riviste d’arte di settore e non, sia a livello locale che nazionale.
Sospinto da irrefrenabile ed innata passione per l’arte, si è costruito solide basi culturali e conoscitive, facendosi attento ed apprezzato studioso delle principali tendenze dell’espressione artistica contemporanea.
Nel 2001 con un gruppo di amici fonda l’Associazione “La Bottega degli Artisti”, per poi nel 2014 chiudere questa esperienza per fondare l’Associazione culturale “Artisti di Bottega” della quale è presidente.
Dal Gennaio 2016 visto il crescente ed univoco apprezzamento degli artisti e delle gallerie per le sue doti di critico, oltre all’esperienza consolidata, decide di mettersi al servizio degli artisti da libero professionista.
Da artista vive da vicino le problematiche di chi percorre il mondo dell’arte e bene può comprenderne le esigenze, da critico grazie anche ad approfonditi studi sull’arte contemporanea non ha difficoltà ad entrare in sintonia con il fare di ogni artista che gli sottopone le proprie opere in visione, perché il suo è un coniugare passione e professione, facilitato certamente dall’innata capacità di cogliere le varie proposte ed il senso profondo che le anima, oltre al dato tecnico oggettivo che le configura ed ispira.
Oltre che recensore è anche curatore di eventi come di recente il “Premio Estense Arte” a cadenza biennale presso il NOCSAE di Modena, o “ARTEINFIERA Scandiano”, poi frequenti i rapporti con  gallerie ed associazioni di livello nazionale.
È spesso richiesto in commissioni di concorso di livello nazionale ed è ospite su invito di trasmissioni televisive.

Per alcuni l’arte è semplice esperienza visiva, se non un sapiente esercizio imitativo della realtà, resa puntualmente oppure per via d’astrazione; Per altri essa vive di concettualità legate alla provocazione del momento, od è pensata per seguire od indurre mode o tendenze di profilo squisitamente commerciale. Per quanto mi riguarda vivo l’arte come momento catartico di intensa partecipazione emozionale.

Mi appare come un mezzo  per raggiungere piani superiori della coscienza, un’ascesi rivolta ad un ricongiungimento cosmico. Le immagini si palesano come in una danza tribale attorno ad un fuoco sacro perennemente apportatore di luce. Esse rendono sensazioni che definirei primordiali perché legate all’istinto, che piega la ragione ed il mero calcolo a vantaggio dell’alchimia e del mistero. 

      

Nel momento del fare artistico retto da segno, forma e colore, mi consegno alla dimensione eterea dei sogni, ne attraverso lo spazio mentale il tempo conosciuto, per viaggiare in luoghi sempre nuovi, infiniti, pluridimensionali e sconosciuti, un multiverso da svelare per renderne visibile la vivacità emozionale. 

       

Qui prevale l’istinto come punto focale di riferimento, bussola che orienta il viaggio, vi da senso e lo rende possibile. L’opera emerge a poco a poco attraverso un percorso complesso di compimento   che non di rado si dilunga per mesi. Si tratta di un’estrinsecarsi e sedimentarsi strato su strato, per pervenire ad una lenta ma continua ascesi atta a trasformare l’immaginario  rendendolo conoscibile. 

Nasce il dipinto inteso come viaggio  mentale, oltre le frontiere conosciute fra cosmo e micro cosmo, col fine d’esplorare vie inedite ricche di novità stilistiche e compositive, oltre che di parallelismi psichici se non filosofici. Con tale incedere l’opera diviene inscindibile dall’autore, consentendo all’osservatore di condividerne  e compenetrarne l’essenza estetica o forse la morale.