lunedì 31 luglio 2017

Osip Ėmil'evič Mandel'štam (Varsavia, 15 gennaio 1891 – Vladivostok, 27 dicembre 1938)

di Nerina Ardizzoni

Osip Emil Mandel'štam nasce nel 1891, a Varsavia (all'epoca parte dell'Impero russo), da una benestante famiglia ebraica. Il padre è un mercante di pellami, la madre una pianista e insegnante di musica. Nel 1900 Mandel'štam si iscrive alla prestigiosa scuola Teniševskij. Compie in seguito diversi viaggi e visita anche l'Italia; nel 1908 si iscrive alla Sorbona di Parigi per studiare letteratura e filosofia e l'anno seguente si trasferisce ad Heidelberg, per passare poi a San Pietroburgo. Nel 1911, in Finlandia, si converte al cristianesimo metodista per convinzione spirituale e per opportunità, poiché in questo modo può iscriversi all'università, il cui accesso era impedito agli ebrei. La conversione, tuttavia, non impedisce a Mandel'štam di continuare a sentirsi profondamente legato alla cultura ebraica.

Nel 1911 aderisce alla "Gilda dei poeti"ed è tra gli autori del manifesto della corrente, il movimento letterario di riferimento viene chiamato “acmeismo” e si prefigge l'obiettivo di raggiungere l'”acmé” delle cose; rompe i legami con il simbolismo, sviluppa una diversa tematica e un nuovo stile espressivo, fondato sulla chiarezza e sulla concretezza dei contenuti. Nel 1919 Mandel'štam pubblica la sua prima raccolta di poesie, La pietra. Riformato dal servizio militare, allo scoppio della guerra viaggia per la Russia, nel 1919 incontra Nadezda, giovane pittrice, che sarà la sua compagna per tutta la vita. Alla poesia di Mandel'štam non viene permesso, da metà degli anni venti, di esprimersi liberamente, tanto che le sue opere in Unione Sovietica vengono diffuse in copie manoscritte. La frustrazione prodotta dalla censura lo spinge sulla via della protesta, attraverso le sue opere. Pubblica nel 1922 la sua seconda raccolta, Tristia. Poi per un lungo periodo trascura la poesia, per dedicarsi principalmente a critica letteraria, memorie (Il rumore del tempo e Fedosia) e testi in prosa (Il francobollo egiziano). Per sostenersi esegue numerose traduzioni e collabora con un giornali e riviste. Nel 1929 viene accusato di plagio per un errore del suo editore, si difende con energia in una serie di scritti, poi, per evitare ulteriori polemiche, parte per la Georgia e l'Armenia. Il suo scritto Viaggio in Armenia, viene duramente criticato dalla Pravda. Le tendenze anticonformiste e di critica al sistema staliniano di Mandel'štam diventano esplicite nel novembre del 1933, quando compone e diffonde il celebre Epigramma di Stalin, definito «il montanaro del Cremlino», le cui «tozze dita come vermi sono grasse». Si tratta di una feroce e sarcastica critica del regime comunista di Stalin, responsabile, secondo il poeta, della grande carestia provocata, in Ucraina, dalla collettivizzazione forzata. Sei mesi più tardi viene arrestato una prima volta, ma evita la condanna al campo di lavoro: un evento sorprendente, segno dell'interessamento personale di Stalin. Mandel'štam viene tuttavia inviato con la moglie al confino, sugli Urali; in seguito, dopo un tentato suicidio, la pena viene attenuata e ridotta al divieto di ingresso nelle grandi città.
Ma nel 1938 Osip Mandel'štam viene nuovamente arrestato; condannato ai lavori forzati, è trasferito all'estremità orientale della Siberia. Muore a fine dicembre in un gulag, la sua morte rimane avvolta nel mistero. Il suo ricordo fu per lungo tempo conservato, clandestinamente, dalla moglie, che aveva imparato a memoria molti testi del marito ed ebbe modo di trascriverli e tramandarli. La riabilitazione ufficiale del poeta, nella sua patria, è avvenuta solo nel 1987.


Sto nel cuore del secolo

Sto nel cuore del secolo; incerta è la strada; e ogni
meta col tempo sfuma all’orizzonte:
il frassino stremato del bordone,
la miseranda patina del bronzo. 
In cortile mi lavavo

Mi lavavo all'aperto ch'era notte.
Di grezze stelle ardeva il firmamento.
Il loro raggio è sale sull’accetta. La botte
colma, orli rasi, ghiaccia e si rapprende.

La porta del cortile è ben sprangata;
la terra, secondo la coscienza, è dura.
Troverai a stento più puro ordito della
verità d’una tela fresca di bucato.

Una stella si discioglie come sale nella botte,
più buia è l'acqua gelida,
più pura la morte, più salata la sventura,
ed è più vera e più terribile la terra. 
Lo dico in brutta copia, a voce bassa

Lo dico in brutta copia, a voce bassa,
ché non è ancora venuto il momento:
il gioco del cielo irresponsabile
si attinge col sudore e l’esperienza.

E sotto il cielo dimentichiamo spesso
- sotto un purgatoriale cielo effimero -
che il felice deposito celeste
è una mobile casa della vita 

Io mi porto questo verde alle labbra

Io mi porto questo verde alle labbra
questo vischioso giurare di foglie -
questa terra che è spergiura: madre
di bucaneve, aceri, quercioli.
Mi piego alle umili radici, e guarda
come divento insieme cieco e forte;
non fa dono, il risonante parco
di una sontuosità eccessiva agli occhi?
E – palline di mercurio- le rane
con le voci s’agglomerano a palla;
i nudi stecchi si mutano in rami
e in lattea finzione il vapore dell’aria



Fonti
www.limesonline.com/.../osip-emilevic-mandelstam
www.instoria.it/home/osip_nadezda_mandel_stam
https://it.wikipedia.org/wiki/Osip_Ėmil%27evič_Mandel%27štam www.gironi.it/poesia/mandelstam.php