martedì 1 agosto 2017

Adso da Melk - Tutti i color del mondo



Introduzione
a cura di Promos

La prima volta che incontrai Adso da Melk, me la ricordo bene, era il 23 giugno del 1354. Io giungevo presso il porto di Alghero, imbarcato su una nave di Pietro IV di Spagna, dalla quale s'accingeva a scendere in terra sarda Nicolas Eymerich, da Gerona, inquisitore del regno d'Aragona.
Vidi il profilo d'un saio domenicano, proprio ad un passo dalla costa, accanto a lui, ben riconoscibile, un altro frate, che seppi in seguito, appartenente all'ordine benedettino: fra Bartolomeo. Fu questa sua doppia natura fatta di rigore e di comprensione, l'origine della mia naturale e spontanea simpatia. Dagli insegnamenti domenicani Adso da Melk comprese le ragioni dell'ordine, soprattutto morale, mitigandole tuttavia con quelle della tolleranza e del cuore, chiaramente infatuazioni benedettine o forse, addirittura, francescane. Ne apprezzai logica e passione in quel suo trattare dotto sul Sardus Pater, reminiscenza di un culto pagano allora in uso in quelle terre selvagge di Sardegna, derivazione d'antica divinità fenicia, il "Sid Potente Baby".
Lo sentii parlare di ciò che alle orecchie d'allora suonava come di bestemmia in odore d'eresia, accumunando le divinità terrestri del "deuteronomio" di Mosè, a quell'entità benefica e protettrice di quelle terre. Mi citò, in favore del genius loci, "L'Enchiridium", le "Rivelazioni" di S. Agostino le "Soluzioni teologiche" di Eusebio Pamfilo, la "Summa" di Guglielmo da Parigi, e le "Sententiae" di Duns Scoto, per non parlare dell'Antico Testamento. Convenni con la sua logica d'amore e di conoscenza, e con lui, a malincuore, ne convenne anche Padre Eymerich, l'inquisitore, il san Malvagio della credenza popolare. I fatti del mondo ci separarono, ritrovai Adso da Melk vent'anni fa, circa, in un ristorante appartato, sulla collina sovrastante Verbania. Era un vecchio cascinale, riattato alla meglio, tanto che l'insegna dipinta con pennello e vernice, sul muro di cinta esterno, riportava, solamente RISTORAN.
Essendo terminato il muro, il calligrafo, aveva dovuto interrompere il suo lavoro. Anche con l'insegna dimessa il luogo era però accogliente. Mangiammo in mezzo all'aia prosciutto e verdure grigliate, per svezzare l'appetito, e facemmo seguire un Porceddu che dividemmo alla pari, bagnato da un buon rosato, fresco accompagnato da quel pane sottile che taluni, in Sardegna, usano bagnata con l'olio e che noi condimmo, per l'occasione, anche con una spruzzata di rosmarino. Parlammo a lungo quel giorno, fors'anche aiutati dal vino fresco, leggero, ma generoso con in nostri ricordi. Parlai a lui dell'impressione che mi fece la prima volta che lo incontrai, e lui mi parlò del mondo, di sue certe scoperte fatte con le erbe officinali, con delle foglie esotiche, poi divenute d'uso comune, che, se lasciate in infusione donavano una bevanda soave, deliziosa e stimolante. 
Mangiammo e bevemmo per quasi tutto il pomeriggio. Lo salutai con una forte abbraccio. Amico Adso: discepolo, Magister, ma soprattutto, uomo di cuore, d'intelligenza e di rettitudine morale. Mi fa piacere, immenso ritrovarlo qui, ora, con alcuni di quei suoi scritti che ci parlano ancora una volta del mondo, degli essere viventi, di noi. Che ci mostrano incredibilmente chiari, gli affetti, i timori i sogni di una umanità, nei suoi mille colori, in tutte le sue sfumature. Di questo ti ringraziamo, Adso, discepolo, Magister, uomo, ma soprattutto, amico.

L'autore del profilo si scusa con Valerio Evangelisti per aver utilizzato come fonte d'ispirazione e periodi vari "Il Mistero dell'Inquisitore Eymerich". Stima ed amicizia per Adso da Melk sono invece originali.